BENVENUTI!


Ben arrivati nel nostro blog! Siamo cinque ragazzi con la passione ormai da anni per i b-movies, abbiamo deciso di cimentarci in questo progetto principalmente per nostro personale diletto, ma speriamo anche di essere utili con le nostre recensioni a qualche amante del trash di passaggio.

Saluti.

19 aprile 2020

SPICE GIRLS – IL FILM (aka Spice World)


di Bob Spiers. Con Melanie Brown, Emma Bunton, Melanie Chisholm, Geri Halliwell e Victoria Adams. Regno Unito / 1998 /Columbia Pictures

Che fine ha fatto Sporty Spice?”
Io non lo so”
Esatto. E invece Posh? Che sta facendo? Disegna abiti per anoressiche. Non certo un mercato in crescita, giusto? E Baby? Sapete che fa? Un cazzo. Non se ne parla neanche a pagina 6 del Daily Mail. E Scary Spice? Invischiata fino al collo in querele e video porno. Ginger d'altra parte ha pubblicato tre dischi: Passion, Schizofonic e Scream If You Want To Go Faster. Fanno tutti sanguinare le orecchie. Vedete, quanto sono separate sono praticamente da buttare via ma, se le metti insieme, diventano le fottutissime Spice Girls”
The Boys

Se non conoscete The Boys siete delle brutte persone, se non conoscete le Spice Girls avete vissuto in una realtà alternativa o siete dei post-Millenials, se non sapevate che nel 1997 le Spice Girls avevano fatto un film, Pellicole dall'Abisso è qui per colmare questo intenso vuoto.

Solitamente inizio la recensione descrivendo la trama, ma in questo caso mi è impossibile, visto che non esiste. Si tratta semplicemente di un collage di una serie di scenette patetiche, stupide e ridicole in cui le “Girls” si scambiano tra di loro dialoghi allucinanti o cantano in playback le loro canzoni per fare del minutaggio. Sullo sfondo, una serie di personaggi grotteschi di quelli che fanno tanto ridere gli inglesi. Ok, la demenzialità del film è assolutamente sfacciata: nessuno si prende sul serio per nemmeno un secondo e questo gli va di sicuro riconosciuto, ma non è concepibile il fatto che NON SUCCEDE ASSOLUTAMENTE NULLA. Ma nulla. Cioè, il Nulla della Storia Infinita aveva di sicuro più accadimenti di questo film. Si arriva alla fine con la sensazione di aver passato un'ora e mezza a fissare la vernice asciugare sul muro, ma con più frustrazione.

Alcune scene però sono talmente raccapriccianti da dover essere raccontate. Le ragazze vanno a Milano per un'esibizione e il loro manager litiga col “regista” perché dietro di loro ha inserito dei ballerini muscolosi e in mutande. Segue una simpatica baruffa col regista che noooooooooo, non è uno stereotipo italiano. Ha solo la coppola, la camicia aperta col pelo e il crocifisso in bella vista, fuma il sigaro, parla in un mix di siciliano e napoletano e minaccia di morte il manager.

Molto bella anche la scena degli alieni. Le ragazze sono sul tour bus, tutti i bagni sono intasati (cosa mangeranno mai 'ste creature) e devono tutte pisciare. Così si fermano in mezzo al nulla, si addentrano in un bosco e un'astronave aliena atterra davanti a loro. Gli extraterrestri dalle piccole facce ma dalle pance prominenti, vengono in pace: sono arrivati lì proprio per chiedere autografi e foto alle Spice Girls. Mi chiedo se poi abbiano pisciato nei bagni dell'astronave.

Ultima chicca, la sottotrama prevede che una loro amica dai tratti asiatici, di cui ho totalmente rimosso il nome, debba partorire da un momento all'altro. Le ragazze la portano saggiamente in discoteca dove ovviamente le si rompono le acque. E in quel momento dici :”Ok, sta succedendo qualcosa. Adesso la aiuteranno a partorire lì oppure sul tour bus!”. No, manco quello. La portano in ospedale e l'amica partorirà 12 ore dopo.

Vista l'immensa popolarità di cui godevano ai tempi, si sprecano i cammei: Elton John, Bob Geldof, Meat Loaf, Stephen Fry, Bob Hoskins, Hugh Laurie e perfino un ottuagenario Roger Moore, che scimmiotta i cattivi dei suoi James Bond e che pare non sapesse nemmeno chi fossero le Spice Girls.

Il comparto tecnico è abbastanza desolante, con una regia televisiva che predilige le inquadrature larghe, atte a comprendere tutte le ragazze e un montaggio atroce, con scene tagliate col trinciapollo e grossolani errori di continuità (nella scena dell'ospedale in cui l'amica deve partorire, Victoria sembra in un posto diverso ad ogni stacco).

Il film è ovviamente anche un'autocelebrazione del gruppo: le ragazze sono belle, simpatiche, generose, spontanee e tengono in gran conto l'amicizia e la lealtà. Un quadretto zuccheroso dipinto per le 12enni e che visto adesso mette quasi a disagio, senza dimenticare il fatto che a recitare sono tutte delle cagne,

Se da piccoli eravate fan delle Spice Girls e avete di loro un buon ricordo, evitate questo film come la peste. L'ho visto con la mia ragazza che ancora deve riprendersi dallo shock.

Recensito da: Vidur

VOTO
TRASH: 92/100
Noia: 76/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 58/100
Presunzione della regia: 20/100
Incompetenza degli attori: 88/100



AVVERTENZA: Tre quarti delle scene del trailer NON sono presenti nel film.



1 aprile 2020

ANNO 2020 - I GLADIATORI DEL FUTURO (Aka 2020 - Texas Gladiators)

Di Joe D'Amato (AKA Kevin Mancuso). Con Al Cliver, Harrison Muller Jr., Daniel Stephen, Sabrina Siani.
Italia/1982.


Texas post guerra nucleare, 2020.
Quattro (o forse cinque) valorosi uomini a petto nudo hanno stretto un patto, che nessuno di loro per la verità mai spiegherà nel dettaglio allo spettatore. In ogni caso uno di essi romperà questa Santa Alleanza, cercando di approfittare sessualmente di una  Sabrina Siani nel pieno del suo splendore e verrà dunque allontanato in malo modo dal gruppo di giustizieri seminudi (forse, come me, non aveva ben compreso i termini del giuramento). Il reietto non la prende benissimo e, dopo essersi arruolato con i nazisti post apocalittici che mai possono mancare in questo genere di produzioni, assalterà il pacifico villaggio in cui Sabrina e un dei quattro o cinque di prima si erano pacificamente ritirati a vita privata. Gli abitanti del villaggio combattono con la forza della pace, e vengono ovviamente stuprati uccisi e schiavizzati. Ma i membri superstiti del gruppo di giustizieri dopo aver scoperto il misfatto non tarderanno a far piovere piombo e vendetta sull'odiato regime.

Visto che siamo nel 2020 inoltrato e siamo sull'orlo della fine della civiltà occidentale, ho deciso di dare una possibilità a questo film, lanciandomi in una visione ovviamente solitaria (per i motivi che voi tutti conoscete).

Il buon Joe D'Amato si spara tutte le cartucce all'inizio del film, con una mezz'ora scarsa di violenza quasi al limite dell'exploitation, che solo in seguito cercherà rocambolescamente di puntellare con un abbozzo di trama, francamente abbastanza banale. Le citazioni al secondo capitolo di Mad Max, Interceptor - il guerriero della strada (uscito l'anno prima) sono forse fin troppo marcate e sono apprezzabili anche nel trailer che vi propongo a fine articolo. Una produzione che tuttavia risulta alla fine apprezzabile, anche e soprattutto considerati i poverissimi mezzi con cui è stato realizzato. Il regista nella seconda parte del film per forza di cose alza il piede dall'acceleratore, tornado su un tipo di narrativa più tradizionale. Non si tratta di un film particolarmente risibile, e per questo quando si cerca di alleggerire un po' la tensione (ad esempio, con una specie di rissa alla Bud Spencer e Terence Hill svoltasi in una specie di saloon post apocalittico) l'effetto è quasi quello di far innervosire lo spettatore.

[SPOILER]
I nostri pochi eroi per poter fronteggiare l'intera armata nazifascista armata di "scudi termici" (cit) che deviano le pallottole, si affiderà agli indiani, che rappresentano probabilmente la parte più ridicola della pellicola, essendo degli appesantiti italiani con delle parrucche alla Arrapaho. Caricheranno i nemici giurati della civiltà a cavallo con archi e frecce, guaendo come cani di piccola taglia presi a calci.
[/SPOILER]

Prova attoriale adeguata al tipo di pellicola; a proposito, perdete cinque minuti della vostra vita per dare un'occhiata alla filmografia di Sabrina Siani, di certo una delle REGINE INDISCUSSE del trash italiano. Un film oggettivamente strano, che tuttavia sembra solo una scusa per mostrare scene gore e scioccanti, evidentemente pensate prima di aver pensato la trama. Un po' come Tolkien che inventa la lingua elfica prima di inventare gli elfi.
No vabè, cancellate l'ultima frase.

A mio avviso, un'occasione persa di fare davvero un film interessante.


Recensito da: Imrahil

VOTO
TRASH: 52/100
Noia: 62/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 50/100
Presunzione della regia: 35/100
Incompetenza degli attori: 67/100




Se ti piace guarda anche: 2019 - Dopo la caduta di New York. Anzi guardalo prima così segui la cronologia.

30 marzo 2020

GUNS AKIMBO

Di Jason Lei Howden. Con Daniel Radcliffe, Samara Weaving, Ned Dennehy, Natasha Liu Bordizzo.
Regno Unito-Nuova Zelanda/2019/Attitude Film Entertainment.

"Diventeremo lo Starbucks dell'omicidio, il McDonald's del massacro..."

Miles, un programmatore informatico decisamente nerd, una sera decide di trollare gli utenti di un gioco illegale chiamato SKIZM, in cui degli sconosciuti sono costretti a battersi fino alla morte, trasmessi in diretta streaming mondiale. L'Admin non la prende bene, quindi rintraccia Miles, gli imbullona delle pistole alle mani e lo sfida ad uccidere Nix, la campionessa in carica del gioco.

Ebbene sì, Harry Potter con delle pistole inchiodate alle mani uccide un sacco di gente. Questo potrebbe essere l'efficace sunto di questo film, talmente assurdo, caricaturale e sopra le righe da poter essere considerata pienamente una Pellicola dall'Abisso.

Pur non essendo minimamente un fan di Harry Potter, apprezzo Daniel Radcliffe, che sta provando ad affrancarsi da un ruolo così iconico, partecipando più che altro a film indipendenti o alternativi, come Horns, Swiss Army Man e l'eccellente Jungle. In questo ruolo il buon Daniel, mette ancora più in evidenza il suo coraggio e la sua autoironia: Guns Akimbo, infatti  non si prende sul serio neanche per un momento, già dalla sua demenziale premessa. La vena cazzona di questo film scorre prepotente, così come la violenza, che è talmente esagerata e grottesca da risultare innocua.

E' come guardare un videogioco sparatutto in prima persona, il che ci riporta al Crank di Jason Statham e al celebre, ma tutto sommato modesto,  Hardcore! che all'epoca della sua uscita fece un mezzo scandalo. Un videogioco con tanto di munizioni da centellinare, livelli da superare e pure boss da sconfiggere, con la classica escalation dal più scarso al più cattivo.

La sequela di puttanate e di buchi di sceneggiatura è volutamente a rotta di collo nella prima parte: esilarante la scena in cui Miles cerca di pisciare senza spararsi all'uccello o quella in cui scappa da Nix in vestaglia e pantofolone a forma di tigre. Peccato che nella seconda parte le idee inizino a scarseggiare e le due "rivelazioni" che la trama prevede vi faranno esclamare un prepotente "E sti cazzi?".

Da sottolineare però la prova di Samara Weaving (nipote di Hugo Weaving, l'agente Smith di Matrix, nonché Elrond del Signore degli Anelli): il ruolo dell'assassina psicopatica tossica e dall'umorismo alla John McLane le si cuce addosso. Il suo urlo "Io ho il potere", mentre brandisce in aria il martello strafatta di meth è forse la perla del film.

Tra l'altro, la ragazza promette bene, dato che riesce nella difficile impresa di risultare molto figa (sembra la figlia di Margot Robbie)  e molto inquietante allo stesso momento.

Alcuni potrebbero non gradire il grado di cazzonaggine di Guns Akimbo, ma lamentarsene sarebbe come parlare male di una giraffa perché ha il collo lungo: è la sua natura ed il suo tratto principale.

Certo, dovete spegnere il cervello, mantenere un alto grado di sospensione dell'incredulità, farvi travolgere dall'energia, dal montaggio ipercinetico e dagli orrendi remix techno di successi pop anni '80. Se ci riuscirete passerete una spassosa ora e mezza, in caso contrario guardatevi la settima puntata della quarta stagione di Downtown Abbey, quella in cui Violet si ammala di bronchite, mentre Mary e il signor Blake fanno amicizia quando si ritrovano a doversi prendere cura dei maiali appena arrivati, lasciati senz'acqua.

Recensito da: Vidur

VOTO 
TRASH: 85/100
Noia: 44/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 57/100
Presunzione della regia: 20/100
Incompetenza degli attori: 55/100







24 marzo 2020

HUNDRA: LA REGINA DI FUOCO (aka Hundra, aka Hundra l'ultima amazzone)

Di Matt Cimber. Con Laurene Landon, Maria Casal, Ramiro Oliveros, John Ghaffari. Spagna-USA/1983/Continental Movie Productions

"Io preferisco sentire un cavallo tra le gambe che dei maiali, perché mi fa provare piacere piuttosto che dolore"

Erano gli anni '80 e oltre al mullett, il synth pop, le giacche di jeans e i cabinati, andavano di moda i film "barbarici". Capostipite del genere l'immortale Conan del 1982, senza dimenticare ovviamente Attila flagello di Dio, dello stesso anno. Il successo di questi due film -soprattutto il secondo (occhiolino)- generò una bella serie di scopiazzature più o meno riuscite.

Ben prima di Xena (Lucy, Lucy,...), l'icona femminista dotata di spada è stata Hundra, la Regina di Fuoco oppure l'Ultima Amazzone, scegliete voi quale appellativo più vi aggrada.

Hundra è la più forte e coraggiosa guerriera di una tribù di amazzoni, che perpetua la discendenza giacendo occasionalmente con uomini random, tenendosi ovviamente le femmine e scartando i maschi. Hundra però preferisce sentire il cavallo tra le gambe, come avete potuto leggere nell'incipit e non ha la minima intenzione di concedersi ad un uomo. Mentre parte per una battuta di caccia però, la sua tribù, compresa la sua sorellina, viene sterminata dagli spietati uomini del toro. Ad Hundra non rimane che lasciare quella terra e rivolgersi alla vecchia saggia eremita, che le suggerisce di farsi ingravidare per tenere viva la tribù. Hundra si trova quindi a dover scegliere tra il suo radicale disprezzo per gli uomini e la responsabilità di essere l'ultima speranza per la sua stirpe.

Fin da subito mi accorgo che c'è qualcosa che non va in questo film. L'iniziale scena in cui i barbari trucidano le amazzoni è realizzata quasi a regola d'arte: epica, cruda, violenta, montata alla perfezione e accompagnata da una spettacolare colonna sonora. E infatti leggo poco dopo nei titoli di testa che è opera nientemeno che di Ennio Morricone.

Un bel film quindi? Beh, calmi. La prima parte colpisce davvero nel segno con una serie di scene di azione ben confezionate, in cui Hundra rompe il culo a tutti gli uomini che incontra per la sua strada, e dialoghi ridotti ai minimi termini, sostituiti spesso da una voce narrante. Peccato che nel segmento centrale il film perda molta verve, deviando pericolosamente sulla commedia e sul farsesco, per poi riprendersi nel finale.

Hundra decide al fine di farsi ingravidare e sceglie proprio il capo tribù di quelli che hanno sterminato il suo villaggio, perché si sa, gli uomini del toro, sono più virili. L'uomo però più che ruttare ed eccitarsi con le sue culotte borchiate non fa, Hundra quindi lo uccide e si reca in città, dove il catalogo maschi è più ampio.

La città è comandata dal "Gran Sacerdote" che per ingraziarsi i capi tribù che lo proteggono, rapisce le vergini e le fa diventare schiave del piacere dei suddetti gentiluomini e del toro (uno vero), trascinandole nel tempio dove succedono cose brutte.
Hundra diventa subito un obiettivo del Sacerdote, ma riesce a scappare e durante la fuga precipita nella casa del curatore/medico della città. Immediato scatta il colpo di fulmine, tanto che le prime parole che Hundra gli rivolge sono: "Ti accoppierai con me per fare un figlio". Il cerusico, preso un po' alla sprovvista, rifiuta la gentile offerta, quindi Hundra decide di andare al tempio per imparare a diventare una signorina. Ed è qui che il film cambia la sua natura di action/fantasy per diventare una commedia con Sandra Bullock, in cui apprende i segreti per piacere ad un uomo, come mangiare con la forchetta e pettinarsi i capelli.

Finito l'apprendistato, Hundra torna lavata e profumata dal medico che questa volta timbra il cartellino senza patemi. La nostra eroina realizza dunque che chiavare in fondo non è poi così brutto e si invaghisce pure del curatore. Raggiunge comunque il suo scopo e aiutata dalla sua nuova amica Tracima, partorisce una bambina.

Il Sacerdote però indice un'altra riunione di capi tribù a cui Hundra dovrà partecipare; schifata al pensiero di vivere ancora quell'umiliante esperienza, decide di scappare con la bambina, se non che...

Il femminismo trionferà? Chi lo sa.

Come detto, la confezione globale è più che dignitosa: anche i costumi, che mischiano pellicce barbare, divise da legionari romani e tuniche egizie, non sfociano mai nel ridicolo. A parte il cedimento della parte centrale, il film ha un buon ritmo e la trama prevede diverse svolte piuttosto interessanti.
Laurene Landon è fisicamente perfetta nella parte (tanto che ha realizzato quasi tutte le scene di azioni senza stunt), anche se è palese la sua difficoltà nell'interpretazione dei dialoghi.
Il violento e rozzo maschilismo di cui si macchiano quasi tutti gli uomini è il marchio del film, tanto che viene naturale tifare per la protagonista, anche se si è dotati di testicoli.

Un piccolo, grande cult, bizzarro, divertente e fuori dagli schemi.

"Nessun uomo mi penetrerà mai, con la spada o con sé stesso". E invece.

Recensito da: Vidur


VOTO 
TRASH: 77/100
Noia: 54/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 42/100
Presunzione della regia: 55/100
Incompetenza degli attori: 73/100


22 marzo 2020

GUNGALA LA VERGINE DELLA GIUNGLA (aka: VIRGIN OF THE JUNGLE)

Di Mike Williams. Con Kitty Swan, Poldo Bendandi, Conrad Loth, Linda Veras. Italia/1967/Romana Film 

"In d'una foresta del Centro Katanga

Gh'era la tribù dei Vacaputanga

L'era una tribù de negher del menga,

Grandi, ciula e balabiott"

Wolf, un esploratore senza scrupoli, si fa finanziare una spedizione in Congo con la scusa di conoscere un giacimento di uranite e pechblenda (giuro, esiste), ma in realtà vuole recuperare a tutti costi un diamante azzurro. Parte così alla volta del Katanga accompagnato da marito e moglie - lui ingegnere della compagnia, lei cacciatrice, entrambi biondissimi - uno stregone ubriacone e dei "portatori"(termine gentile per dire schiavi). Non sarà facile però recuperare il diamante, perché è nelle mani di Gungala, lo spirito pantera della giungla!

Filmetto d'altri tempi tutto italiano (Mike Williams è uno pseudonimo di Romano Ferrara, regista di ben quattro film in carriera tra cui "I pianeti contro di noi"), realizzato tutto sommato discretamente bene e che suscita un certo fascino, pur non succedendo praticamente un cazzo di niente per quasi tutta la già ridotta durata. La regia non è disprezzabile, ma è piagata da un terrificante e risibile montaggio effettuato col trinciapollo; tra l'altro la versione che ho avuto il privilegio di visionare (privilegio che possono avere tutti visto che è per intero e gratis su YouTube) è purtroppo stata mozzata delle scene di nudo della splendida Kitty Swan, ovvero di Gungala. Effettivamente la ragazza deve avere dei poteri speciali, visto che nel centro della giungla congolese, tra scimmie e tigri, è riuscita a fare un salto da Kiko per comprare ombretto azzurro e lucidalabbra.

Wolf e la coppia di biondi vengono abbandonati dagli schiavi, ehm portatori, perché impauriti dalla presenza di Gungala, ma niente paura, perché questa giungla congolese assomiglia più ad un villaggio vacanze in Corsica. Anche quando i tre vengono rapiti dalla tribù dei Vacaputanga, vengono liberati dallo stregone ubriacone grazie alla vittoria nel lunghissimo contest di ballo contro lo stregone avversario.
I due biondi capiscono però in fretta le vere intenzioni di Wolf, che ad un certo punto riesce anche a catturare Gungala con una trappola, peccato che inspiegabilmente se ne vada consentendo ad una scimmia di liberarla.

SPOILER

Gungala nel frattempo si era anche invaghita del biondo dopo che aveva visto marito e moglie amoreggiare con furente passione. Ed è proprio nel momento in cui Gungala sta per sedurre l'ingegnere, che Wolf le spara, le ruba il diamante e accoltella il suo rivale. Esemplare la condotta della moglie, che in tutto ciò pur avendo un fucile in mano guarda inerte tutta la scena, non curandosi neanche di soccorrere il marito ferito.

Gungala però sopravvive e scatena dei felini contro Wolf che gli fanno due graffi sulla faccia, sufficienti però a farlo morire. Si scopre così che la ragazza non è altro che la figlia dell'ex socio di Wolf, che anni prima gli aveva rubato il famoso diamante, e che era rimasta intrappolata nella giungla dopo un incidente aereo.

Splendido il finale. Lo stregone giocando a dadi con delle bacche percepisce che Wolf è morto e poi inspiegabilmente si ritrova in barca con i due biondi che torneranno perché "Gungala ha bisogno di loro", anche se è vissuta da sola 12 anni nella giungla.

FINE SPOILER 

Sarà l'ambientazione esotica, sarà lo sguardo magnetico di Kitty Swan o sarà la quarantena che sta attentando alla mia sanità mentale, però tutto sommato ho apprezzato questo Gungala, che non manca di regalare qualche momento di ilarità, anche grazie alla recitazione monolitica e inespressiva della coppia. Lui (alla sua prima e unica, chissà perché, prova attoriale) è praticamente un pezzo di legno con dei baffetti ridicoli, lei sembra una scolaretta del coro visto che recita metà delle battute con le mani incrociate dietro la schiena.

Wolf è interpretato invece piuttosto bene dall'italiano Poldo Bendandi, che all'epoca alternava l'attività di oste a quella attoriale. Triste la storia di Kitty Swan, ritiratasi prestissimo dalle scene dopo essersi gravemente ustionata nel 1970 sul set del film "Tarzan e la Pantera Nera".

Attenzione, perché c'è anche un seguito, diretto nientemeno che da Ruggero Deodato.

Recensito da: Vidur

VOTO 
TRASH: 82/100
Noia: 64/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 56/100
Presunzione della regia: 36/100
Incompetenza degli attori: 86/100

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani