BENVENUTI!


Ben arrivati nel nostro blog! Siamo cinque ragazzi con la passione ormai da anni per i b-movies, abbiamo deciso di cimentarci in questo progetto principalmente per nostro personale diletto, ma speriamo anche di essere utili con le nostre recensioni a qualche amante del trash di passaggio.

Saluti.

27 settembre 2020

ALLA RICERCA DELL'IMPERO SEPOLTO (aka The Secret of the Inca's Empire)

Di Gianfranco Parolini (Frank Kramer). Con Conrad Nichols (Bruno Minniti), Kelly London, Max Laurelo, Vassili Karis. CineSuerte/Italia, Filippine/1987

Arriva direttamente dagli anni '80 questa piccola e misconosciuta perla italica, un caravanserraglio di avventura, azione, scenografie di cartapesta e battute (non) divertentissime. Nato come un rip-off di Indiana Jones, questo Alla Ricerca dell'Impero Sepolto, diretto dal veterano Gianfranco Parolini accreditato con il suo consueto nom de plume Frank Kramer, a posteriori funge come una sorta di ideale progenitore del leggendario La Tomba di Bruno Mattei. 

Stessa giungla filippina spacciata come foresta amazzonica, stessa trama confusa e raffazzonata, stessa recitazione amatoriale, stesse scenografie rubate da Gardaland, con templi di gommapiuma, coccodrilloni di balsa e un florilegio di lucine colorate e botti di mortaretti. Al posto del gruppo di studenti guidati da una strega e da una coppia di filippini addetti al catering, i protagonisti sono qui il professor Cliff Bradbury e la bella Linda Logan, che partono alla ricerca di un non meglio precisato tesoro Inca, braccati nel frattempo da una manipolo di cattivi capeggiati nientemeno che da Vassili Karis, nome noto a noi Abissini avendo recitato in un altro paio di cult, come Bloody Psycho e La Bestia nello Spazio

Il film parte in quinta con un ottimo ritmo e senza preamboli, portandoci nel vivo dell'azione, peccato che alla lunga le situazioni inizino a ripetersi fino alla nausea con Linda, damsel in mistress dal primo all'ultimo minuto, che fa andare avanti la trama a forza di inciampi e scivoloni, il tutto condito da una serie interminabile di battute atroci e pretestuose. Inoltre per tutto il film cerca disperatamente di farsi chiavare dal bel Cliff (al secolo Bruno Minniti, anche lui abituè del cinema di alto livello, con perle all'attivo come "La dottoressa ci sta col colonnello" e "La moglie in bianco...l'amante al pepe") che invece preferisce farsi leccare il naso e il mento dalle indigene. In tutto ciò la prestazione attoriale di Kelly London, al netto di due begli occhi da cerbiatta e un fisico da modella, è veramente oscena. Impossibile sapere di più su questa donna: il suddetto film infatti è il primo e unico in carriera. Chissà perché, verrebbe da chiedersi.

A corollario, le due cose più spassose. A proteggere Linda e Cliff durante il loro periglioso percorso, ci pensa un Inca, diretto discendente degli alieni (?) dalla pelle bianca atterrati in Sud America in tempi remotissimi: il suddetto arciere più che ad un guerriero assomiglia ad un vecchio e grasso Enrico Beruschi con gli occhi eternamente strabuzzati. 

SPOILER

Il campione però è il cerimoniere/sedicente divinità/professore uscito pazzo: all'interno di un vulcano, vestito con un costume di carnevale a forma di uccello mutante, suona delle tastiere ed emette dei raggi  laser verdi e rossi dalla maschera. Le sequenze che lo riguardano sono strepitose, tanto che sembrano prese di peso da un altro film e sulle prime lasciano davvero interdetti. Come lascia interdetti il fatto che nel finale, nel confronto con Cliff, muoia di infarto e si butti nella lava senza nessun motivo apparente. 

FINE SPOILER

Cazzatona divertente, leggera, senza pretese, ideale per farsi quattro risate con gli amici. La pura essenza di Pellicole dall'Abisso.


Recensito da: Vidur

VOTO

TRASH: 89/100

Noia: 65/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 91/100

Presunzione della regia: 45/100

Incompetenza degli attori: 88/100

PS: qui sotto il trailer per il mercato tedesco, che offriva un florilegio di titoli alternativi tra i quali “Bradbury e la Maledizione della Caverna della Morte” e “Il Condor d'Oro”.





16 settembre 2020

MULAN

Di Niki Caro. Con Yifei Liu, Donnie Yen, Gong Li, Jet Li, Jason Scott Lee. Disney/USA/2020

Ed ecco che finalmente anche la Disney approda su Pellicole dall'Abisso. E dire che avremmo avuto di che recensire vista la valanga di sterco rilasciata dalla casa del topo negli ultimi anni, tra l'aberrante Maleficent 2, il trascurabile Dumbo, l'abominevole Re Leone, l'atroce Alladin, per non menzionare l'indescrivibile Episodio 8.

Il riferimento alla nuova sciagurata trilogia di Star Wars non è casuale: Mulan infatti non è altro che una Mary-Sue a tutti gli effetti (quivi la descrizione) e che mi ha terribilmente ricordato Rey (non) Skywalker. 

Lasciando perdere le differenze tra cartone e film e lo sviluppo della trama - che potere leggere ovunque e che se avete visto l'originale del 1998 già sapete a memoria – possiamo dire che questo iper-bombato giocattolone dal budget spropositato non è altro che l'ennesimo prodotto Disney acchiappagonzi, senza testa, senza cuore, insignificante e palloso. 

Nella prima parte non succede praticamente nulla, poi si passa senza intermezzi all'atto finale che si risolve in un attimo, con lo stesso pathos che si prova parcheggiando la macchina al supermercato. 

Rey, ops, Ley, ops, Mulan non deve faticare per diventare un guerriero, perché è già un fenomeno innato visto che in lei il “chi” scorre potente (vi ricorda qualcosa?); non deve neanche faticare per nascondere il fatto di essere una donna, anche se le sue forme sono evidenti, ha la voce da donna, le mani da donna e non si lava mai con gli altri simpatici commilitoni; non deve faticare neanche una volta che si è rivelata, perché tutti poi la accettano senza problemi e pure l'Imperatore, appena la vede combattere, se ne infatua. Insomma, niente conflitto, niente difficoltà, niente dramma, niente “viaggio dell'eroe”. Niente di niente. 

Come niente è il cattivo, un Random Villain #0058 che vuole “vendetta” per il padre e che guida un esercito di soldati senza volto, che più che cinesi sembrano degli arabi, dati i turbanti e le scimitarre; rispetto al cartone hanno aggiunto poi il personaggio della strega che può trasformasi in quello che vuole e che rappresenterebbe l'alter ego “malvagio” di Mulan. Il personaggio potrebbe essere potenzialmente interessante peccato che:

1. nel finale ci viene rivelato che avrebbe potuto tranquillamente volare nel palazzo imperiale e uccidere senza sforzo l'imperatore in ogni singolo momento del film;

2. è protagonista del cambio di bandiera (da cattiva a buona) più rapido e pretestuoso della storia del cinema, che manco Pietro Badoglio.

Un altro elemento di imbarazzo si trova in alcune scene di combattimento, in cui si vorrebbe omaggiare il genere “wuxia” (il cappa e spada cinese, ad esempio “La Tigre e il Dragone” e “La Foresta dei Pugnali Volanti”) con  coreografie esagerate e incredibili; peccato che qui più che un omaggio sembra una parodia, con Mulan che calcia in rovesciata le frecce e l'imperatore che usa delle tende come delle fruste. 

Aggiungiamoci al tutto una regia piatta, una colonna sonora inesistente, un uso terribile dalla CGI,  la totale assenza di caratterizzazione e crescita dei personaggi e una seriosità di fondo insopportabile, ed eccovi il pacchetto Mulan 2020,

Cazzo, un'azienda non rilasciava tanti flop in serie da quando la Atari infilò il 5200, il Lynx, il Jaguar e il videogioco di ET, le cui cartucce invendute furono sepolte in una discarica in Nuovo Messico. La Atari è poi fallita nel 1994. Chissà, magari è la volta buona anche di Disney. Incrociamo le dita.


Recensito da: Vidur

VOTO

TRASH: 78/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 65/100

Presunzione della regia: 84/100

Incompetenza degli attori: 42/100

11 settembre 2020

WOLVES OF WALL STREET

di David De Coteau con Eric Roberts, William Gregory Lee, Michael Bergine. Regent Entertainment/USA/2002

Jeff giunge a Wall Street con il sogno di diventare un broker di successo, e non gli pare vero quando la più prestigiosa società di brokeraggio, la Wolves Brothers, gli offre un posto, tuttavia presto si renderà conto che non è tutto oro ciò che luccica, dietro alla società si nasconde un gruppo di sanguinari lupi mannari. 

Il buon David De Coteau, vecchia conoscenza del nostro blog e veterano degli horror di serie Z, questa volta affiancato addirittura da una guest star d’eccezione come Eric Roberts decide di girare, per l’ennesima volta, il suo solito film mettendo questa volta di mezzo un gruppo di licantropi.

Siamo di fronte ad una pellicola decoteauniana al 100%, nessun elemento caro al regista canadese manca: l’incipit in cui il malcapitato che vuole lasciare il gruppo dei cattivi viene fatto fuori, i giovani aitanti in boxer, i rallenty continui messi a casaccio, le flashate, i flashback che rievocano quanto accaduto due minuti prima (tanto per allungare il brodo e raggiungere l’agognato traguardo dell’ora e ventuno minuti di durata titoli di coda inclusi), la musica tamarra di sottofondo, la mutazione del protagonista da ragazzetto sfigato in un burino con gli occhiali da sole e la coppola. 

Insomma potrebbe essere un qualsiasi film di De Coteau, io personalmente ne ho visti una marea, non ci sarebbe nulla di nuovo da segnalare, se non fosse che di mezzo ci sono i licantropi, come il nome Wolves Brothers lasciava facilmente intuire… 

Ora in un film sui lupi mannari, inevitabilmente, bisogna ad un certo punto mostrare la trasformazione dell’uomo in lupo mannaro, spesso si tratta di un momento clou per la pellicola, capace di regalare scene iconiche, basti pensare a “un lupo mannaro americano a Londra” di John Landis o “l’ululato” di Joe Dante. Quindi il nostro David come gestirà questo momento?

SPOILER

Semplice dribbla la questione con eleganza, ovvero non c’è nessuna trasformazione bensì si ripiega su una soluzione classica decoteauniana: i ragazzi in boxer. Avviene ciò: i giovani aitanti si spogliano, restano in boxer, si mettono a quattro zampe, si dirigono verso le vittime con tanto di ululati di sottofondo intervallati dal fermo immagine della luna piena, e la morte delle vittime si consuma fuori scena.

FINE SPOILER 

Ed infine, come in ogni film di De Coteau che si rispetti, non poteva mancare il finale tirato via.

SPOILER

Tutti i licantropi vengono uccisi piantandogli nel petto una penna d’argento. Il fatto che la penna fosse d’argento è un particolare che è stato ben evidenziato sin da subito, così da essere a prova di idiota. Mentre sul come si possa uccidere non una ma ben cinque persone con una penna non è dato saperlo.

FINE SPOILER

Tirando le somme “Wolves of Wall Street” è un concentrato di poetica decoteauniana, che non vi farà rimpiangere l’ora e ventuno minuti trascorsi a vederlo, a patto che siate riusciti a fare anche altro in contemporanea, altrimenti avrete effettivamente perso un’ora e ventuno minuti della vostra vita.


Recensito da: Azagthoth


TRASH: 74/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 70/100

Presunzione della regia: 50/100 

Incompetenza degli attori: 72/100


7 settembre 2020

INDEPENDENCE DAY-SASTER - La Nuova Minaccia

 Di W. D. Hogan. Con Ryan Merriman, Andrea Brooks, Emily Holmes, Keenan Tracey e Garwin Sanford. CAN/2013


Come ogni 4 luglio, negli Stati Uniti d'Armerica ci si prepara ai festeggiamenti per il giorno dell'indipendenza. Non fa ovviamente eccezione il paesino di merda che diede i natali al presidente americano di questo universo parallelo, il quale per il lieto evento decide di trascorrere le festività in compagnia della sua famiglia trasferendo se stesso e il suo seguito di reggicoda nel sopracitato paese. Purtroppo o per fortuna gli alieni decidono di invadere la terra utilizzando dei trapani giganti seppelliti sotto la superficie del nostro pianeta "milioni di anni fa" e delle seghe circolari volanti. Per lo meno, presumiamo si tratti di alieni perchè nella realtà dei fatti non ne abbiamo visto apparire su schermo nemmanco uno. 

Film canadese girato in 15 giorni senza una singola idea originale (neppure il titolo), noiosissimo, pretestuoso e con una colonna sonora finto-epica insopportabile nel quale possiamo osservare il Presidente degli Stati Uniti e la sua famiglia non fare assolutamente nulla per salvare il pianeta Terra. 

Gli alieni o presunti tali utilizzano queste specie di palle di ferro volanti che molto assomigliano a quelle che si ritroverà lo spettatore nelle mutande dopo aver assistito ai primi tre quarti d'ora di questo asettico lungometraggio. L'unica sortita effettuata dall'aviazione americana contro questi droni rivelerà l'assoluta fragilità ed inefficacia delle navicelle aliene, rendendo quasi del tutto inspiegabile il timore reverenziale della razza umana (composta nella sua interezza dalla decina di attori scritturati) nei confronti di queste creature e dei loro macchinari da falegnami del XXIII secolo. Oltre che a tutte le armi convenzionali ed al fuoco, le suddette navicelle sono inoltre particolarmente suscettibili ai fononi (ovvero, come la bionda stupida del film ci spiegherà in maniera insopportabile, alle vibrazioni prodotte dai forti suoni). Questa feature, oltre a rendere i nostri giurati nemici poco più che dei canarini a cui viene un infarto se batti le mani troppo forte, permetterà l'invenzione in 5 minuti netti di un cannone ad onde sonore e la profusione del suo effetto in CGI. 

SPOILER
Dopo un non poi così inaspettato pisolino di una decina di minuti, vengo a sapere che i nerd del S.E.T.I hanno infine scovato la combinazione sonora che ha attirato sulla terra le navi aliene e la invieranno indietro al contrario tipo "Telling People Their Desire" dei Black Sabbath alle navi per farle andare via. O meglio, per farle incasinare giusto il tempo necessario per tappezzare la più classica delle navi madri aliene con tutto l'arsenale nucleare tattico atlantico. Ma attenzione! millantamila navi aliene appena prima dei titoli di coda si avvicinano al nostro amato pianeta! Che sia giunta la fine dell'era dell'uomo sulla Terra? Ci auguriamo francamente di si.
FINE SPOILER

Un film perdibile sotto tutti i punti di vista che regala i pochi sorrisi di cui è in grado esclusivamente per la mediocre e frettolosa realizzazione tecnica, che lo fa addirittura apparire più datato di quanto in realtà sia. Menzione d'onore per il titolo guascone, unico reale motivo che ci ha portato a prendere in considerazione la visione di questa pernacchia su supporto video. 

Recensito da: Imrahil

TRASH: 67/100
Noia: 92/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 78/100
Presunzione della regia: 1/100 
Incompetenza degli attori: 58/100




  

6 settembre 2020

BIG ASS SPIDER!


Di Mike Mendez.  Con Greg Grunberg, Lin Shaye, Ruben Pla, Alexis Kendra, Lombardo Boyar . USA/2013.

Rovistando nell’infinito mondo delle meraviglie di Amazon Prime la possibilità di imbattersi in ragni, squali, piranha e altri animali che fanno cose brutte è veramente altissima. Estasiati dalla troppa scelta alla fine questo buon ragnone dall’abisso ha battuto in finale un italianissimo film documentario su di una youtuber-influencer di cui non ricordo il nome.

Alex, che di professione fa il disinfestatore burlone (nome di battaglia: lo sterminatore) si trova in ospedale dopo aver perso la lotta impari col ragno brighellino che lo ha punto a tradimento.

Sfortunatamente nell'ospedale è ricoverato anche un BIG ASS SPIDER! ospite temporaneo di un cadavere trasportato lì "per sbaglio", ma che in realtà sarebbe sotto la strettissima sorveglianza del reparto speciale dell'esercito.

In sostanza, nel corso di un esperimento segreto presieduto da un boriosissimo e improbabile scienziato con occhiali perennemente abbassati, Panama in testa e due bombe nello zaino, è stata spruzzata una sostanza aliena su dei pomodori per svilupparne la crescita. Sulla pianta c'era un piccolo ragnetto e...hoplà ecco confezionato il nostro BIG ASS SPIDER!, che quadruplica ogni due ore e divora chiunque non faccia parte del cast principale.

Dunque il ragno fugge dall'ospedale superando diverse fasi di crescita, l'ultima delle quali prevede che deponga delle uova in un luogo tranquillo e senza persone, nello specifico un grattacielo nel centro di Los Angeles.

Al suo inseguimento si lancia questo agguerrito reparto speciale guidato dall'ufficialessa Karly (che ammicca, inspiegabilmente con Alex), e il già citato Alex accompagnato dalla spalla comica Jose (un gringo agente di guardia, macchietta ispanica che conduce la linea comica del film, olè).

Il ragno uccide, infilza, divora chiunque gli si pari davanti fatta eccezione per Karly che viene invece rapita e condotta nel suo nido in cima al grattacielo.

SPOILER

Il resto sono sicuro che lo sapete già, le armi e la forza bruta dell'esercito possono poco, mentre Alex è ironico, spigliato, forse un po' bolso, intelligente e sa benissimo cosa fare per far esplodere il BIG ASS SPIDER! salvando la bella Karly e il mondo.
Ah si, il nido con le uova appena dischiuse in effetti non lo distrugge nessuno.

FINE SPOILER

Nei titoli di coda veniamo a sapere, accompagnati dal ritmo senza tempo de 'la cucaracha' che c'era anche uno scarafaggio gigante sulla stessa pianta di pomodori. (Ahah vi ho spoilerato i titoli di coda...ora vi ho rovinato la visione del film, non ve lo sapreste mai aspettati scommetto)

Sicuramente gli altri duemila titoli proposti da Amazon Prime erano assolutamente equipollenti a questo semplice e in fin dei conti vedibile filmetto senza troppe pretese, che non se la crede troppo ma non è nemmeno volutamente così trash.
Non ho ben capito se dovrebbe fare molto ridere o meno, vedibile ma difficilmente consigliabile, recensito solo perchè minacciato dagli altri big ass membri di pellicoledallabisso.

Recensito da: Ortnid
TRASH: 80/100
Noia: 70/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 60/100
Presunzione della regia: 60/100 
Incompetenza degli attori: 73/100




4 settembre 2020

PIRANHA 3DD


di John Gulager. Con Danielle Panabaker, Matt Bush, Christopher Lloyd, Ving Rhames, David Hasselhoff. Dimension Films/USA/2012

 "Josh si è tagliato il pene perché qualcosa è uscito dalla mia vagina!"

Dopo i tragici eventi al Lago Victoria, gli spietati e implacabili pesci cannibali tornano a banchettare con carne umana in un parco acquatico. 

Seguito del già notevole Piranha 3D e con un titolo che rivaleggia per stronzaggine con "Riecco Aborym", questo Piranha 3DD intrattiene, diverte e sciorina pure qualche colpo di genio. Insomma, una cazzatona senza ambizioni perfetta per una serata estiva.

Il parco acquatico di nuova apertura è ovviamente gestito da uno stronzo senza scrupoli a cui piacciono molto i soldi e la gnagna. Ed è così che nel suo parco apre anche una "Adult Pool" in cui ci viene mostrato uno splendido florilegio di donne totalmente nude (full frontal!); una gioia per gli occhi tanto gratuita quanto inutile ai fini della trama e forse per questo, ancora più bello.

Lo sviluppo dell'intreccio vede poi la figliastra del proprietario, aiutata da un aitante poliziotto e dall'amico sfigatino, cercare di scoprire se effettivamente i Piranha invaderanno le piscine del parco e se sanno perforare le pareti. Le risposte sono: ma che domande sono? Ovvio!

I Piranha, realizzati un po' con una pezzente CGI e un po' con degli altrettanto pezzenti pupazzetti, come in ogni film horror del cazzo che si conviene, azzannano e mangiano il malcapitato in un nanosecondo oppure ci girano attorno per un quarto d'ora a seconda della convenienza della sceneggiatura. Inoltre, a quanto pare sono in grado di perforare l'acciaio, ma non i vetri di un comune acquario.

Le cose da ricordare di questo Piranha 3DD sono però ben altre. Le apparizioni di Christopher Lloyd (Doc di Ritorno al Futuro!), Ving Rhames (Marsellus Wallace di Pulp Fiction) -entrambi riprendono i personaggi apparsi nel primo film- e nientemeno di David Hasselhoff, a cui è stato proposto di partecipare al film il giorno prima dell'inizio delle riprese perché incontrato dal regista per caso in un ristorante (true story). Il buon David interpreta sé stesso con la sua consueta autoironia e tutte le scene che lo coinvolgono sono un vero spasso.

Il meglio però è riservato ad una coppia che fa sesso per la prima volta. Lei, sconvolta dalla sparizione della migliore amica e da un attacco di Piranha sventato a stento, chiede a lui di sverginarla. Al culmine dell'amplesso però, un Piranha covato in pancia dalla ragazza, spunta dalla vagina e azzanna l'attrezzo del malcapitato. Con un Piranha attaccato all'uccello, il ragazzo si trova costretto ad una sola soluzione: tagliarselo. Esilarante e raggelante allo stesso tempo. 

SPOILER

Notevole anche la morte del cattivo: mentre scappa col malloppo viene magicamente decapitato da un nastrino e la sua testa rotola fra le tette nude e insanguinate di una bagnante.

Il finale con il Piranha che cammina e si mangia la testa del bambino poi, è uno dei più cazzoni mai visti.

FINE SPOILER

Spassoso, sanguinolento, un po' porno e con David Hasselhoff. Che volete di più?


Recensito da: Vidur

VOTO 

TRASH: 84/100

Noia: 44/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 88/100

Presunzione della regia: 20/100

Incompetenza degli attori: 74/100




Double the D's!!!


24 giugno 2020

AMONG THE SHADOWS - TRA LE OMBRE

di Tiago Mesquita. Con Charlotte Beckett, Lindsay Lohan, Gianni Capaldi, Kristoffel Verdonck. USA / 2020 / Jay-X Entertainment

Partiamo dal fondo, ovvero il voto. Un gran bel 99. Nel nostro bellissimo, moderno, frequentatissimo, costantemente aggiornato sito sono presenti numerose recensioni che possono fregiarsi di un voto oltre il 90, le potete facilmente rintracciare cliccando sul pulsante "I pezzi da 90" in alto a sinistra (scommetto che la metà di voi non lo hai mai visto), ma solo un film può fregiarsi del 100 e lode, lascio a voi il piacere di (ri)scoprire qual è. Il fatto che noi Abissini consideriamo quel film un oracolo e che io solitamente sono anche stretto di manica, vi dovrebbe far capire a quale livello "Among The Shadows" possa ambire.

Dunque, partiamo col dire che il film è stato girato nel 2015, ma che è uscito solo ora -chissà perché- in qualche piattaforma streaming e che inizialmente si chiamava "The Shadow Within". Diciamo anche che la tagline "Our World, Their War" è un patetico copia e incolla di quella di Transformers, solo con le frasi scambiate ("Their War, Our World"). Diciamo anche che la locandina con cui è stato distribuito è un rip off di quella di Underworld, con tanto di Lindasy Lohan al posto della Beckinsale con tutina di pelle e pistola. Peccato che Lindsay Lohan in questo film...no aspettate, Lindsay Lohan merita un gustoso capitolo a parte e ci arriviamo dopo.

Diciamo la trama: mmh, dunque, allora, sì, ehm...ah sì, c'entrano i licantropi e la politica internazionale. Marco Antonio Andolfi si sentirà defraudato da lassù o in qualunque altro posto vadano dopo la morte le leggende di Pellicole dall'Abisso. Se volete mi spremo un po' di più e vi posso dire che la protagonista è un'anoressica investigatrice privata che è anche un po' medium, ma anche lupa mannara - e infatti si chiama Wolfe! Capito, è una licantropa e si chiama Wolfe! Capito, no? In inglese wolf vuole dire lupo...wolf...licantropa...lupo...- e vuole scoprire chi ha ucciso il suo amato zio, anch'esso licantropo, mentre sullo sfondo impazzano le trame politiche per l'elezione al presidente della Federazione Europea. Questo è quanto, oltre non mi spingo perché una buona percentuale delle scene sono dei riempitivi, un'altra percentuale è composta da gente che parla a caso, un'altra è composta da dei nuovi personaggi che spuntano dal nulla e ti fanno esclamare "e questo chi cazzo è?" e un'altra da stacchi su Bruxelles, il cielo nuvoloso, la centrale elettrica e delle immagini sacre. Ma a fare di questo "Among The Shadows" una vera perla non è tanto la risibile trama senza senso, chiaramente imbastita al momento del montaggio con tanto di voice over della protagonista che ciancia in continuazione- quanto la realizzazione tecnica.

Puttana eva ragazzi, una cosa così ignobile nel 2020 non si trova manco nei video che tua nonna far per sbaglio quando accende lo smartphone. Il film sembra girato per la maggior parte in un digitale particolarmente povero e malfatto, ma in alcune scene è chiaramente girato in pellicola, per altro sporca e logora e in altre ancora è stata usata una GoPro cinese. E poi i patetici filtri notte, la macchina del fumo usata senza ritengo e pudore, gli orrendi effetti speciali, le scene d'azione fatte al ralenty, gli stacchi senza senso, il montaggio mostruoso, la fotografia che cambia ad ogni scena e che sembra peggiorare ogni minuto che passa, gli annunciatori del telegiornale che hanno sempre gli stessi vestiti anche se passano giorni tra un'edizione e l'altra, scene di sesso totalmente gratuite, tra cui l'ultima verso la fine, quasi pornografica, dura tipo tre minuti e alla fine di essa i due marginalissimi personaggi vengono uccisi con degli spari fuori scena.

Ma tutto ciò è NULLA rispetto alle scene con Lindsay Lohan, che interpreta la moglie del presidente della Federazione Europea. Non perché lei sia scarsa nel dire le sue battute, anzi, tutto sommato è pure dignitosa. Il problema è che Linday Lohan non era lì. In che senso direte voi. Eh, gli attori, la troupe, il regista erano sul set, lei no. Era da qualche altra parte. Così nella stragrande maggioranza delle sue scene, lei parla con un green screen alle spalle che simula malissimo con un fondo digitale l'ambiente in cui dovrebbe essere. Voi magari direte: "Vabé, tu Vidur hai visto un miliardo di film, sei un pignolo di merda, te ne accorgi tu che hai l'occhio tecnico oppure vuoi solo fare il precisino". No ragazzi, no. Pure un bambino di tre anni si accorgerebbe di questa esilarante nefandezza. Le scene in cui si suppone che lei sia nella stessa stanza con la detective Wolfe sono...sono...boh...non mi viene la parola. Non creda che ne esista una adatta, tanto che ho realizzato un video che trovate qui sotto che vale più di mille parole.
Ma poi, non credete che la Lohan abbia girato tutte le scene da seduta in uno studio? Bene, il film ce lo fa vedere! Ebbene sì, hanno preso delle riprese della Lohan mentre stava aspettando di girare seduta con il green screen alle spalle e le hanno spacciate per delle prove di un'intervista! Veramente un colpo da maestro. Clap, clap Tiago Mesquita, Ci inchiniamo a cotanto genio.

Ma aspettate perché non è finita. Altre perle riguardano la Lohan. Nella prima lei sta camminando in un cimitero con degli occhiali da sole a specchio. E voi direte, embè? Embè, gli occhiali da specchio... specchiano, quindi quando lei è di fronte alla camera nelle sue lenti possiamo ammirare tutta la troupe al gran completo.
Nella seconda, in una scena ambientata in una stanza, hanno usato una sua controfigura di spalle -manco si sono sforzati a trovarne una somigliante, sembra un uomo con una parrucca rossa - e nelle inquadrature del viso hanno preso dei suoi primi piani strettissimi, sempre col fondo digitale totalmente diverso dalla stanza in cui si suppone che sia, in cui lei si sta tipo guardando attorno. Una roba, ma una roba, ma una roba, che farebbe arrossire di imbarazzo Bruno Mattei.

Trovare una gemma di siffatta bellezza nel 2020 è un qualcosa di impagabile.
Grazie Lindsay, ti vogliamo bene.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 99/100
Noia: 65/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 86/100
Presunzione della regia: 84/100
Incapacità degli attori: 94/100





19 aprile 2020

SPICE GIRLS – IL FILM (aka Spice World)


di Bob Spiers. Con Melanie Brown, Emma Bunton, Melanie Chisholm, Geri Halliwell e Victoria Adams. Regno Unito / 1998 /Columbia Pictures

Che fine ha fatto Sporty Spice?”
Io non lo so”
Esatto. E invece Posh? Che sta facendo? Disegna abiti per anoressiche. Non certo un mercato in crescita, giusto? E Baby? Sapete che fa? Un cazzo. Non se ne parla neanche a pagina 6 del Daily Mail. E Scary Spice? Invischiata fino al collo in querele e video porno. Ginger d'altra parte ha pubblicato tre dischi: Passion, Schizofonic e Scream If You Want To Go Faster. Fanno tutti sanguinare le orecchie. Vedete, quanto sono separate sono praticamente da buttare via ma, se le metti insieme, diventano le fottutissime Spice Girls”
The Boys

Se non conoscete The Boys siete delle brutte persone, se non conoscete le Spice Girls avete vissuto in una realtà alternativa o siete dei post-Millenials, se non sapevate che nel 1997 le Spice Girls avevano fatto un film, Pellicole dall'Abisso è qui per colmare questo intenso vuoto.

Solitamente inizio la recensione descrivendo la trama, ma in questo caso mi è impossibile, visto che non esiste. Si tratta semplicemente di un collage di una serie di scenette patetiche, stupide e ridicole in cui le “Girls” si scambiano tra di loro dialoghi allucinanti o cantano in playback le loro canzoni per fare del minutaggio. Sullo sfondo, una serie di personaggi grotteschi di quelli che fanno tanto ridere gli inglesi. Ok, la demenzialità del film è assolutamente sfacciata: nessuno si prende sul serio per nemmeno un secondo e questo gli va di sicuro riconosciuto, ma non è concepibile il fatto che NON SUCCEDE ASSOLUTAMENTE NULLA. Ma nulla. Cioè, il Nulla della Storia Infinita aveva di sicuro più accadimenti di questo film. Si arriva alla fine con la sensazione di aver passato un'ora e mezza a fissare la vernice asciugare sul muro, ma con più frustrazione.

Alcune scene però sono talmente raccapriccianti da dover essere raccontate. Le ragazze vanno a Milano per un'esibizione e il loro manager litiga col “regista” perché dietro di loro ha inserito dei ballerini muscolosi e in mutande. Segue una simpatica baruffa col regista che noooooooooo, non è uno stereotipo italiano. Ha solo la coppola, la camicia aperta col pelo e il crocifisso in bella vista, fuma il sigaro, parla in un mix di siciliano e napoletano e minaccia di morte il manager.

Molto bella anche la scena degli alieni. Le ragazze sono sul tour bus, tutti i bagni sono intasati (cosa mangeranno mai 'ste creature) e devono tutte pisciare. Così si fermano in mezzo al nulla, si addentrano in un bosco e un'astronave aliena atterra davanti a loro. Gli extraterrestri dalle piccole facce ma dalle pance prominenti, vengono in pace: sono arrivati lì proprio per chiedere autografi e foto alle Spice Girls. Mi chiedo se poi abbiano pisciato nei bagni dell'astronave.

Ultima chicca, la sottotrama prevede che una loro amica dai tratti asiatici, di cui ho totalmente rimosso il nome, debba partorire da un momento all'altro. Le ragazze la portano saggiamente in discoteca dove ovviamente le si rompono le acque. E in quel momento dici :”Ok, sta succedendo qualcosa. Adesso la aiuteranno a partorire lì oppure sul tour bus!”. No, manco quello. La portano in ospedale e l'amica partorirà 12 ore dopo.

Vista l'immensa popolarità di cui godevano ai tempi, si sprecano i cammei: Elton John, Bob Geldof, Meat Loaf, Stephen Fry, Bob Hoskins, Hugh Laurie e perfino un ottuagenario Roger Moore, che scimmiotta i cattivi dei suoi James Bond e che pare non sapesse nemmeno chi fossero le Spice Girls.

Il comparto tecnico è abbastanza desolante, con una regia televisiva che predilige le inquadrature larghe, atte a comprendere tutte le ragazze e un montaggio atroce, con scene tagliate col trinciapollo e grossolani errori di continuità (nella scena dell'ospedale in cui l'amica deve partorire, Victoria sembra in un posto diverso ad ogni stacco).

Il film è ovviamente anche un'autocelebrazione del gruppo: le ragazze sono belle, simpatiche, generose, spontanee e tengono in gran conto l'amicizia e la lealtà. Un quadretto zuccheroso dipinto per le 12enni e che visto adesso mette quasi a disagio, senza dimenticare il fatto che a recitare sono tutte delle cagne,

Se da piccoli eravate fan delle Spice Girls e avete di loro un buon ricordo, evitate questo film come la peste. L'ho visto con la mia ragazza che ancora deve riprendersi dallo shock.

Recensito da: Vidur

VOTO
TRASH: 92/100
Noia: 76/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 58/100
Presunzione della regia: 20/100
Incompetenza degli attori: 88/100



AVVERTENZA: Tre quarti delle scene del trailer NON sono presenti nel film.



1 aprile 2020

ANNO 2020 - I GLADIATORI DEL FUTURO (Aka 2020 - Texas Gladiators)

Di Joe D'Amato (AKA Kevin Mancuso). Con Al Cliver, Harrison Muller Jr., Daniel Stephen, Sabrina Siani.
Italia/1982.


Texas post guerra nucleare, 2020.
Quattro (o forse cinque) valorosi uomini a petto nudo hanno stretto un patto, che nessuno di loro per la verità mai spiegherà nel dettaglio allo spettatore. In ogni caso uno di essi romperà questa Santa Alleanza, cercando di approfittare sessualmente di una  Sabrina Siani nel pieno del suo splendore e verrà dunque allontanato in malo modo dal gruppo di giustizieri seminudi (forse, come me, non aveva ben compreso i termini del giuramento). Il reietto non la prende benissimo e, dopo essersi arruolato con i nazisti post apocalittici che mai possono mancare in questo genere di produzioni, assalterà il pacifico villaggio in cui Sabrina e un dei quattro o cinque di prima si erano pacificamente ritirati a vita privata. Gli abitanti del villaggio combattono con la forza della pace, e vengono ovviamente stuprati uccisi e schiavizzati. Ma i membri superstiti del gruppo di giustizieri dopo aver scoperto il misfatto non tarderanno a far piovere piombo e vendetta sull'odiato regime.

Visto che siamo nel 2020 inoltrato e siamo sull'orlo della fine della civiltà occidentale, ho deciso di dare una possibilità a questo film, lanciandomi in una visione ovviamente solitaria (per i motivi che voi tutti conoscete).

Il buon Joe D'Amato si spara tutte le cartucce all'inizio del film, con una mezz'ora scarsa di violenza quasi al limite dell'exploitation, che solo in seguito cercherà rocambolescamente di puntellare con un abbozzo di trama, francamente abbastanza banale. Le citazioni al secondo capitolo di Mad Max, Interceptor - il guerriero della strada (uscito l'anno prima) sono forse fin troppo marcate e sono apprezzabili anche nel trailer che vi propongo a fine articolo. Una produzione che tuttavia risulta alla fine apprezzabile, anche e soprattutto considerati i poverissimi mezzi con cui è stato realizzato. Il regista nella seconda parte del film per forza di cose alza il piede dall'acceleratore, tornado su un tipo di narrativa più tradizionale. Non si tratta di un film particolarmente risibile, e per questo quando si cerca di alleggerire un po' la tensione (ad esempio, con una specie di rissa alla Bud Spencer e Terence Hill svoltasi in una specie di saloon post apocalittico) l'effetto è quasi quello di far innervosire lo spettatore.

[SPOILER]
I nostri pochi eroi per poter fronteggiare l'intera armata nazifascista armata di "scudi termici" (cit) che deviano le pallottole, si affiderà agli indiani, che rappresentano probabilmente la parte più ridicola della pellicola, essendo degli appesantiti italiani con delle parrucche alla Arrapaho. Caricheranno i nemici giurati della civiltà a cavallo con archi e frecce, guaendo come cani di piccola taglia presi a calci.
[/SPOILER]

Prova attoriale adeguata al tipo di pellicola; a proposito, perdete cinque minuti della vostra vita per dare un'occhiata alla filmografia di Sabrina Siani, di certo una delle REGINE INDISCUSSE del trash italiano. Un film oggettivamente strano, che tuttavia sembra solo una scusa per mostrare scene gore e scioccanti, evidentemente pensate prima di aver pensato la trama. Un po' come Tolkien che inventa la lingua elfica prima di inventare gli elfi.
No vabè, cancellate l'ultima frase.

A mio avviso, un'occasione persa di fare davvero un film interessante.


Recensito da: Imrahil

VOTO
TRASH: 52/100
Noia: 62/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 50/100
Presunzione della regia: 35/100
Incompetenza degli attori: 67/100




Se ti piace guarda anche: 2019 - Dopo la caduta di New York. Anzi guardalo prima così segui la cronologia.

30 marzo 2020

GUNS AKIMBO

Di Jason Lei Howden. Con Daniel Radcliffe, Samara Weaving, Ned Dennehy, Natasha Liu Bordizzo.
Regno Unito-Nuova Zelanda/2019/Attitude Film Entertainment.

"Diventeremo lo Starbucks dell'omicidio, il McDonald's del massacro..."

Miles, un programmatore informatico decisamente nerd, una sera decide di trollare gli utenti di un gioco illegale chiamato SKIZM, in cui degli sconosciuti sono costretti a battersi fino alla morte, trasmessi in diretta streaming mondiale. L'Admin non la prende bene, quindi rintraccia Miles, gli imbullona delle pistole alle mani e lo sfida ad uccidere Nix, la campionessa in carica del gioco.

Ebbene sì, Harry Potter con delle pistole inchiodate alle mani uccide un sacco di gente. Questo potrebbe essere l'efficace sunto di questo film, talmente assurdo, caricaturale e sopra le righe da poter essere considerata pienamente una Pellicola dall'Abisso.

Pur non essendo minimamente un fan di Harry Potter, apprezzo Daniel Radcliffe, che sta provando ad affrancarsi da un ruolo così iconico, partecipando più che altro a film indipendenti o alternativi, come Horns, Swiss Army Man e l'eccellente Jungle. In questo ruolo il buon Daniel, mette ancora più in evidenza il suo coraggio e la sua autoironia: Guns Akimbo, infatti  non si prende sul serio neanche per un momento, già dalla sua demenziale premessa. La vena cazzona di questo film scorre prepotente, così come la violenza, che è talmente esagerata e grottesca da risultare innocua.

E' come guardare un videogioco sparatutto in prima persona, il che ci riporta al Crank di Jason Statham e al celebre, ma tutto sommato modesto,  Hardcore! che all'epoca della sua uscita fece un mezzo scandalo. Un videogioco con tanto di munizioni da centellinare, livelli da superare e pure boss da sconfiggere, con la classica escalation dal più scarso al più cattivo.

La sequela di puttanate e di buchi di sceneggiatura è volutamente a rotta di collo nella prima parte: esilarante la scena in cui Miles cerca di pisciare senza spararsi all'uccello o quella in cui scappa da Nix in vestaglia e pantofolone a forma di tigre. Peccato che nella seconda parte le idee inizino a scarseggiare e le due "rivelazioni" che la trama prevede vi faranno esclamare un prepotente "E sti cazzi?".

Da sottolineare però la prova di Samara Weaving (nipote di Hugo Weaving, l'agente Smith di Matrix, nonché Elrond del Signore degli Anelli): il ruolo dell'assassina psicopatica tossica e dall'umorismo alla John McLane le si cuce addosso. Il suo urlo "Io ho il potere", mentre brandisce in aria il martello strafatta di meth è forse la perla del film.

Tra l'altro, la ragazza promette bene, dato che riesce nella difficile impresa di risultare molto figa (sembra la figlia di Margot Robbie)  e molto inquietante allo stesso momento.

Alcuni potrebbero non gradire il grado di cazzonaggine di Guns Akimbo, ma lamentarsene sarebbe come parlare male di una giraffa perché ha il collo lungo: è la sua natura ed il suo tratto principale.

Certo, dovete spegnere il cervello, mantenere un alto grado di sospensione dell'incredulità, farvi travolgere dall'energia, dal montaggio ipercinetico e dagli orrendi remix techno di successi pop anni '80. Se ci riuscirete passerete una spassosa ora e mezza, in caso contrario guardatevi la settima puntata della quarta stagione di Downtown Abbey, quella in cui Violet si ammala di bronchite, mentre Mary e il signor Blake fanno amicizia quando si ritrovano a doversi prendere cura dei maiali appena arrivati, lasciati senz'acqua.

Recensito da: Vidur

VOTO 
TRASH: 85/100
Noia: 44/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 57/100
Presunzione della regia: 20/100
Incompetenza degli attori: 55/100







24 marzo 2020

HUNDRA: LA REGINA DI FUOCO (aka Hundra, aka Hundra l'ultima amazzone)

Di Matt Cimber. Con Laurene Landon, Maria Casal, Ramiro Oliveros, John Ghaffari. Spagna-USA/1983/Continental Movie Productions

"Io preferisco sentire un cavallo tra le gambe che dei maiali, perché mi fa provare piacere piuttosto che dolore"

Erano gli anni '80 e oltre al mullett, il synth pop, le giacche di jeans e i cabinati, andavano di moda i film "barbarici". Capostipite del genere l'immortale Conan del 1982, senza dimenticare ovviamente Attila flagello di Dio, dello stesso anno. Il successo di questi due film -soprattutto il secondo (occhiolino)- generò una bella serie di scopiazzature più o meno riuscite.

Ben prima di Xena (Lucy, Lucy,...), l'icona femminista dotata di spada è stata Hundra, la Regina di Fuoco oppure l'Ultima Amazzone, scegliete voi quale appellativo più vi aggrada.

Hundra è la più forte e coraggiosa guerriera di una tribù di amazzoni, che perpetua la discendenza giacendo occasionalmente con uomini random, tenendosi ovviamente le femmine e scartando i maschi. Hundra però preferisce sentire il cavallo tra le gambe, come avete potuto leggere nell'incipit e non ha la minima intenzione di concedersi ad un uomo. Mentre parte per una battuta di caccia però, la sua tribù, compresa la sua sorellina, viene sterminata dagli spietati uomini del toro. Ad Hundra non rimane che lasciare quella terra e rivolgersi alla vecchia saggia eremita, che le suggerisce di farsi ingravidare per tenere viva la tribù. Hundra si trova quindi a dover scegliere tra il suo radicale disprezzo per gli uomini e la responsabilità di essere l'ultima speranza per la sua stirpe.

Fin da subito mi accorgo che c'è qualcosa che non va in questo film. L'iniziale scena in cui i barbari trucidano le amazzoni è realizzata quasi a regola d'arte: epica, cruda, violenta, montata alla perfezione e accompagnata da una spettacolare colonna sonora. E infatti leggo poco dopo nei titoli di testa che è opera nientemeno che di Ennio Morricone.

Un bel film quindi? Beh, calmi. La prima parte colpisce davvero nel segno con una serie di scene di azione ben confezionate, in cui Hundra rompe il culo a tutti gli uomini che incontra per la sua strada, e dialoghi ridotti ai minimi termini, sostituiti spesso da una voce narrante. Peccato che nel segmento centrale il film perda molta verve, deviando pericolosamente sulla commedia e sul farsesco, per poi riprendersi nel finale.

Hundra decide al fine di farsi ingravidare e sceglie proprio il capo tribù di quelli che hanno sterminato il suo villaggio, perché si sa, gli uomini del toro, sono più virili. L'uomo però più che ruttare ed eccitarsi con le sue culotte borchiate non fa, Hundra quindi lo uccide e si reca in città, dove il catalogo maschi è più ampio.

La città è comandata dal "Gran Sacerdote" che per ingraziarsi i capi tribù che lo proteggono, rapisce le vergini e le fa diventare schiave del piacere dei suddetti gentiluomini e del toro (uno vero), trascinandole nel tempio dove succedono cose brutte.
Hundra diventa subito un obiettivo del Sacerdote, ma riesce a scappare e durante la fuga precipita nella casa del curatore/medico della città. Immediato scatta il colpo di fulmine, tanto che le prime parole che Hundra gli rivolge sono: "Ti accoppierai con me per fare un figlio". Il cerusico, preso un po' alla sprovvista, rifiuta la gentile offerta, quindi Hundra decide di andare al tempio per imparare a diventare una signorina. Ed è qui che il film cambia la sua natura di action/fantasy per diventare una commedia con Sandra Bullock, in cui apprende i segreti per piacere ad un uomo, come mangiare con la forchetta e pettinarsi i capelli.

Finito l'apprendistato, Hundra torna lavata e profumata dal medico che questa volta timbra il cartellino senza patemi. La nostra eroina realizza dunque che chiavare in fondo non è poi così brutto e si invaghisce pure del curatore. Raggiunge comunque il suo scopo e aiutata dalla sua nuova amica Tracima, partorisce una bambina.

Il Sacerdote però indice un'altra riunione di capi tribù a cui Hundra dovrà partecipare; schifata al pensiero di vivere ancora quell'umiliante esperienza, decide di scappare con la bambina, se non che...

Il femminismo trionferà? Chi lo sa.

Come detto, la confezione globale è più che dignitosa: anche i costumi, che mischiano pellicce barbare, divise da legionari romani e tuniche egizie, non sfociano mai nel ridicolo. A parte il cedimento della parte centrale, il film ha un buon ritmo e la trama prevede diverse svolte piuttosto interessanti.
Laurene Landon è fisicamente perfetta nella parte (tanto che ha realizzato quasi tutte le scene di azioni senza stunt), anche se è palese la sua difficoltà nell'interpretazione dei dialoghi.
Il violento e rozzo maschilismo di cui si macchiano quasi tutti gli uomini è il marchio del film, tanto che viene naturale tifare per la protagonista, anche se si è dotati di testicoli.

Un piccolo, grande cult, bizzarro, divertente e fuori dagli schemi.

"Nessun uomo mi penetrerà mai, con la spada o con sé stesso". E invece.

Recensito da: Vidur


VOTO 
TRASH: 77/100
Noia: 54/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 42/100
Presunzione della regia: 55/100
Incompetenza degli attori: 73/100


22 marzo 2020

GUNGALA LA VERGINE DELLA GIUNGLA (aka: VIRGIN OF THE JUNGLE)

Di Mike Williams. Con Kitty Swan, Poldo Bendandi, Conrad Loth, Linda Veras. Italia/1967/Romana Film 

"In d'una foresta del Centro Katanga

Gh'era la tribù dei Vacaputanga

L'era una tribù de negher del menga,

Grandi, ciula e balabiott"

Wolf, un esploratore senza scrupoli, si fa finanziare una spedizione in Congo con la scusa di conoscere un giacimento di uranite e pechblenda (giuro, esiste), ma in realtà vuole recuperare a tutti costi un diamante azzurro. Parte così alla volta del Katanga accompagnato da marito e moglie - lui ingegnere della compagnia, lei cacciatrice, entrambi biondissimi - uno stregone ubriacone e dei "portatori"(termine gentile per dire schiavi). Non sarà facile però recuperare il diamante, perché è nelle mani di Gungala, lo spirito pantera della giungla!

Filmetto d'altri tempi tutto italiano (Mike Williams è uno pseudonimo di Romano Ferrara, regista di ben quattro film in carriera tra cui "I pianeti contro di noi"), realizzato tutto sommato discretamente bene e che suscita un certo fascino, pur non succedendo praticamente un cazzo di niente per quasi tutta la già ridotta durata. La regia non è disprezzabile, ma è piagata da un terrificante e risibile montaggio effettuato col trinciapollo; tra l'altro la versione che ho avuto il privilegio di visionare (privilegio che possono avere tutti visto che è per intero e gratis su YouTube) è purtroppo stata mozzata delle scene di nudo della splendida Kitty Swan, ovvero di Gungala. Effettivamente la ragazza deve avere dei poteri speciali, visto che nel centro della giungla congolese, tra scimmie e tigri, è riuscita a fare un salto da Kiko per comprare ombretto azzurro e lucidalabbra.

Wolf e la coppia di biondi vengono abbandonati dagli schiavi, ehm portatori, perché impauriti dalla presenza di Gungala, ma niente paura, perché questa giungla congolese assomiglia più ad un villaggio vacanze in Corsica. Anche quando i tre vengono rapiti dalla tribù dei Vacaputanga, vengono liberati dallo stregone ubriacone grazie alla vittoria nel lunghissimo contest di ballo contro lo stregone avversario.
I due biondi capiscono però in fretta le vere intenzioni di Wolf, che ad un certo punto riesce anche a catturare Gungala con una trappola, peccato che inspiegabilmente se ne vada consentendo ad una scimmia di liberarla.

SPOILER

Gungala nel frattempo si era anche invaghita del biondo dopo che aveva visto marito e moglie amoreggiare con furente passione. Ed è proprio nel momento in cui Gungala sta per sedurre l'ingegnere, che Wolf le spara, le ruba il diamante e accoltella il suo rivale. Esemplare la condotta della moglie, che in tutto ciò pur avendo un fucile in mano guarda inerte tutta la scena, non curandosi neanche di soccorrere il marito ferito.

Gungala però sopravvive e scatena dei felini contro Wolf che gli fanno due graffi sulla faccia, sufficienti però a farlo morire. Si scopre così che la ragazza non è altro che la figlia dell'ex socio di Wolf, che anni prima gli aveva rubato il famoso diamante, e che era rimasta intrappolata nella giungla dopo un incidente aereo.

Splendido il finale. Lo stregone giocando a dadi con delle bacche percepisce che Wolf è morto e poi inspiegabilmente si ritrova in barca con i due biondi che torneranno perché "Gungala ha bisogno di loro", anche se è vissuta da sola 12 anni nella giungla.

FINE SPOILER 

Sarà l'ambientazione esotica, sarà lo sguardo magnetico di Kitty Swan o sarà la quarantena che sta attentando alla mia sanità mentale, però tutto sommato ho apprezzato questo Gungala, che non manca di regalare qualche momento di ilarità, anche grazie alla recitazione monolitica e inespressiva della coppia. Lui (alla sua prima e unica, chissà perché, prova attoriale) è praticamente un pezzo di legno con dei baffetti ridicoli, lei sembra una scolaretta del coro visto che recita metà delle battute con le mani incrociate dietro la schiena.

Wolf è interpretato invece piuttosto bene dall'italiano Poldo Bendandi, che all'epoca alternava l'attività di oste a quella attoriale. Triste la storia di Kitty Swan, ritiratasi prestissimo dalle scene dopo essersi gravemente ustionata nel 1970 sul set del film "Tarzan e la Pantera Nera".

Attenzione, perché c'è anche un seguito, diretto nientemeno che da Ruggero Deodato.

Recensito da: Vidur

VOTO 
TRASH: 82/100
Noia: 64/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 56/100
Presunzione della regia: 36/100
Incompetenza degli attori: 86/100

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani

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