BENVENUTI!


Ben arrivati nel nostro blog! Siamo cinque ragazzi con la passione ormai da anni per i b-movies, abbiamo deciso di cimentarci in questo progetto principalmente per nostro personale diletto, ma speriamo anche di essere utili con le nostre recensioni a qualche amante del trash di passaggio.

Saluti.

27 settembre 2014

LUCY

Di Luc Besson. Con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Min-Sik Choi. USA/2014

Ci deve essere qualcosa di molto strano nel mondo. Ma molto molto strano. Qualcosa che permette a Luc Besson di fare un film come Lucy. Qualcosa che spinge Scarlett Johansson a fare un film come Lucy. Qualcosa che spinge la gente ad andare a vedere un film come Lucy. Qualcosa che fa sì che alla gente piaccia un film come Lucy, tanto che su imdb ha raggiunto il mirabolante rating di 6.6.

Perché ragazzi, che cos'è Lucy? No davvero, ragazzi, che cos'è Lucy? Ho chiesto, NO, RAGAZZI, CHE CAZZO E' LUCY??!!!!?

E' presto detto: Lucy è Scarlett Johansson, una scappata di casa che a Taiwan finisce in un pasticciaccio brutto e il mafioso coreano locale gli impianta nello stomaco dei pacchi di droga blu. Questa droga blu entra nel corpo di Lucy, che progressivamente comincia ad incrementare l'utilizzo delle sue capacità cerebrali: dal 10%, al 20%, al 50% è così via. Questo incremento dell'attività cerebrale permette a Lucy di fare qualunque cosa. No, aspetta come qualunque cosa. Sì, Sì, qualunque cosa: tutti i poteri dell'universo che ti possono venire in mente (tranne quello di cambiarsi lo smalto argerntato).

Cioè se metti insieme Anakin Skylwalker, Superman, Q, L'uomo Ragno, Stephen Hawking, Magneto, tutti gli Avenger, ET, i supersoldati di X-Files, Roger Federer, Merlino, Amelia la Strega che Ammalia, Albert Einstein, Paperinik, Giucas Casella, Dio, Satana, Buddha, Quezalcoatl e le Spice Girls, manco ti avvicini.

Non ci credete? Poveri stolti. Perché io l'ho visto con i miei occhi. Questi occhi che non vi dicono che cosa hanno visto in passato -se volete, rileggetevi le recensioni – Ah ah ah! - ma questi occhi alla visione di Lucy si sono sentiti smarriti e persi. E forse per la prima volta si sono sentiti REALMENTE IMBARAZZATI dalla visione di un film. E per la prima volta questi occhi, e tutti il resto del corpo, hanno avuto la tentazione di andarsene da quella cazzo di sala del Plinius dove ci sono sempre 100 gradi e le poltrone sono comode come un calcio sui denti.

Sì, perché Lucy afferma di poter sentire la rotazione della terra, la forza di gravità, di ricordarsi il momento della sua nascita, legge nel pensiero mettendo le mani sulle tempie del cattivone, può cambiare forma e colore dei capelli, solleva le persone,sciorina una diagnosi medica alla sua amica abbracciandola, comanda le onde elettromagnetiche, tante altre cose che ho voluto rimuovere e SPOILER
nello sprizzante finale si trasforma in un computer, si sposta nello spazio-tempo seduta su una sedia da ufficio per poi trasmettere tutto il sapere dell'universo in una chiavetta USB. 
FINE SPOILER

Ma voi direte: “Ehi ma è fantascienza!”. “No, questa è Spart...No, questa è solo una puttanata sesquipedale!”. "Ehi, ma lei è gafi!" "Sì, ok, ma...ok, non so come ribattere".

Una regia delirante e psichedelica, una sceneggiatura rubacchiata un tot da Limitless, un tot dal Quinto Elemento, un tot da una lezione di fisica teorica for dummies, un tot da un trip di crystal meth, più una CGI di scarsezza livello Asylum, più scene d'azione random in cui ci sono dei asiatici cattivi e dei poliziotti francesi, più una Scarlett che non ci fa vedere neanche un po' di tette. Ma si può?

Recensito da: Vidur

VOTO TRASH: 98/100
Noia: 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 68/100
Presunzione della regia: 95/100
Incapacità degli attori: 56/100

16 luglio 2014

LA DEUTSCHE VITA

Di Alessandro Cassigoli, con Massimiliano Balestri, Daniela Benedetti, Luisa Bez, GER 2013

Quanto tempo è passato? Mesi? Anni? Ogni tanto ripenso a questo film e mi metto al computer cercando di recensirlo, cercando di scrivere qualcosa che non sia troppo pesante nè troppo leggero. Non ci riesco mai perchè dopo un po' che scrivo devo cancellare tutto e ricominciare da capo, sicuro che non sarà mai abbastanza.
Abbastanza cosa non so.
Mi fisso poi a guardare la locandina con sto tizio che mangia della pasta e mi viene un nodo alla gola dalla tristezza, e dire che la ho vista anche prima di vedere il film, ma cosa avevo per la testa quella sera?
Beh in verità tutto quello che potete vedere nella locandina qui a fianco c'è nel film, e viceversa.
Lo sai, lo sai perfettamente che sotto sotto e te che vogliono attirare, sono i tuoi soldi che vogliono, non quelli degli altri. Un bravo tedesco non andrebbe mai a vedere una cosa del genere e nemmeno un bravo italiano dovrebbe, ma tu no, tu vuoi andare oltre e sentirti diverso, percui lo vai a vedere, tu, pirla.
In verità c'è una cosa che si salva in questa vicenda: un robottino meccanico all'ingresso dell'orrenda sala cinematografica dove proiettavano questa roba, se infili una moneta si muove pure, è bellissimo e basta vederlo una volta per vivere per sempre felici e contenti.
Cosa centri questo col film non vi è dato a sapersi, ma da qualche parte ce lo dovevo pur infilare.
Dunque, intanto non è un film, è un documentario.
Già fare un documentario sugli italiani che vivono a Berlino per gli italiani che vivono a Berlino è un'idea quantomeno curiosa (oltre che idiota naturalmente).
Il vero problema è che è pieno zeppo di luoghi comuni, di gente che tira a campare alla bell'e meglio, di paste, di lamentele, di macchiette che speravi si fossero estinte già da un po'.
E invece no. Forse pensavi che finalmente una marea di cazzate stessero cadendo nel dimenticatoio, ma ci pensa questa cosa a ritirarle fuori e a darle nuova vita. Grazie.
E' inoltre evidente che sia tutto volutamente estremizzato e raffazzonato in maniera artificiosa, ma proprio non riesco a capirne il perchè. Forse si tratta di un tentativo di esagerare la caricatura per negarla, per svuotarla del suo significato e renderla inoffensiva. (Mah)
Forse è fatto per non italiani che si accontentano di poco per ridere, c'erano un gruppo di svizzeri che parevano avvallare questa ipotesi (tra cui la persona che poi vorrà vedere a tutti i costi "Love Steaks" chiosando con un compiaciuto "bello, è alternativo!"), ma è recitato interamente in italiano (seppure coi sottotitoli) e inserti in dialetti meridionali vari.
La trama è un pretesto: un giovane creativo che non trova spazio in italia va a Berlino a non trovare spazio. Si arrangia come può con particine in discutibili piccole produzioni, bighellona con altri italiani, si lamenta del freddo, ad un certo punto gli offrono un ruolo ma l'unica battuta che deve recitare è un insulto ai tedeschi (perchè?).
Fa tutte le cose che i nostri lettori più beceri si immaginano facciano gli italiani all'estero, quando non si tratta di cose squallide sono inutili, altrimenti sono probabilmente illegali, o perlomeno loro credono che lo sia.
Embeh? Dove è la novità? Quanti altri hanno già fatto cose simili? Troppi.
Che gusto c'è nello spettacolizzare e ridicolizzare la gente nei suoi aspetti peggiori?
E al solito mi sovviene il ricordo di quel grande direttore di regia che con veemenza sosteneva la superficialità di Pellicoledallabisso e la nostra scarsa propensione alla sperimentazione culturale.
A no era il misterioso utente Cosminscontra86 che inseriva insulti sotto le recensioni.
Se mai avete capito il significato della frase "quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola" sappiate che è stata pronunciata dopo la visione di questo film, che ci crediate o no.

Recensito da: Ortnid 
VOTI TRASH: 87/100 
Noia: 87/100 
Ridicolaggine degli effetti speciali: n.p. 
Presunzione della regia: 98/100
Incompetenza degli attori: c'erano degli attori?


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Brucia il passaporto ed emigra in Congo.

6 giugno 2014

PASSEPARTOUT - TUTTE LE PORTE SONO APERTE

di Lorenzo Buscaino. Con Eros Bosi, Andrea Buscaino, Elisa Rosati. ITALIA/2013

'Brutta troia spaziale!'

Avete presente quando siete tra amici e tra un cazzata e l'altra qualcuno salta fuori dicendo “Dai, prendiamo una telecamera e giriamo un film in giardino!”. Ecco, Andrea Buscaino e la sua combriccola, anziché ordinare un'altra birra e mandarsi affanculo reciprocamente, hanno preso una telecamera e girato un film in giardino. 

Dopo “La Mano Infernale”, il regista umbro ci riprova con l'ambizioso 'Passepartout -Tutte le porte sono aperte'. Abbandonato l'horror all'italiana, Buscaino decide di cimentarsi addirittura con la fantascienza.

I fratelli Andy e Manuel, assistono alla caduta di un ufo e soccorrono un'affascinante aliena, a cui sottraggono un misterioso oggetto, capace di aprire tutte le porte del mondo...un passepartout! Grazie a questo simpatico aggeggio, si danno alla bella vita, rubando degli orrendi berretti, dei dvd pirata, uno stereo del '95, ubriacandosi ed esaltandosi alla visione di una sciarpa della Ternana. Al ritorno a casa, l'aliena venuta da un pianeta della terza classe – che è incredibile oh, sono uguali uguali a noi, ma hanno gli occhi rossi! - si rivela essere una spietata assassina. Nel frattempo l'agente Stargot, sbarca sulla terra per fermare questa pericolosa criminale.

Sono tanti gli spunti per farsi quattro risate in questo filmetto amatoriale, realizzato con due soldi, quattro idee, cinque amici e la semplice voglia di divertirsi. Sì, perché il film ha il grande pregio di non prendersi mai sul serio, calcando la mano sull'aspetto più leggero e – passatemi il termine non offensivo – pecorerccio. Il buon Andrea Buscaino (fratello del regista, ma più probabilmente di Novak Djokovic vista l'incredibile somiglianza) si sdoppia nel ruolo del protagonista e dell'alieno Stargot - truccato di verde e con una parrucca alla Lei Wulong - conferendo all'extraterrestre un commovente e pesantissimo accento ternano. Eros Bosi gigioneggia da par suo, mentre Pierluigi Stentella, nel ruolo di un improbabile investigatore privato, viene coinvolto in dialoghi estenuanti ed allucinanti con il buon Stargot. Menzione a parte per Elisa Rosati, alias l'aliena Vegar, la cui interpretazione sfugge ad ogni parametro esistente.

Ciò che piace di questo Passepartout è il coraggio di osare, di non trattenersi e di avere l'ardore di schiaffare degli imbarazzantissimi effetti speciali creati con paint, di spacciare una scatola grigia con dentro delle lampadine colorate per un'arma di distruzione di massa e di far svolgere il “combattimento” finale al ritmo di Feuer Frei dei Rammstein. Il tutto condito da una sana dose di autoironia che fa indulgere su peccati abbastanza gravi, come i troppi riempitivi, l'audio pessimo, alcune inquadrature totalmente sballate, dialoghi assurdi e alla 'buona la prima' e dulcis in fundo una trama potenzialmente interessante che si perde quasi subito (ma il passepartout non doveva essere al centro del film???).

Ribadiamo stima e simpatia per questi ragazzacci ternani, che con passione e sacrificio perseguono il loro sogno di fare cinema. Dai che manca poco al livello Bruno Mattei.

Recensito da Vidur

VOTI
Trash: 88/100
Noia: 58/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 98/100
Presunzione della regia: 25/100
Incapacità degli attori: 82/100


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La Mano Infernale


12 aprile 2014

LOVE STEAKS

Di Jakob Lass, Timon Schäppi, Ines Schiller, Nico Woche, con Franz Rogowski, Lara Cooper, GER 2013


Direttamente dalle vellutate e costose poltroncine di un cinema tedesco arriva una pellicola dall’abisso che probabilmente mai solcherà i confini nazionali e difficilmente quindi arriverà in Italia.
Intanto però ha solcato i confini delle mie tasche facendomi sborsare i 9,30 euro forse peggio spesi del 2014.
I nostri lettori più avveduti che hanno avuto la possibilità di vederlo obietteranno che si tratta di un capolavoro del cinema alternativo, che ha intricatissimi significati reconditi e che ha una sensibilità fuori dal comune.
Ma come ben sapete noi di pellicoledallabisso siamo degli inguaribili sempliciotti che non sanno apprezzare significati celati e regie troppo ricercate, ci accontentiamo di capire ciò che ci viene detto e mostrato, in questo caso nemmeno troppo.
LA TRAMA
Lara ha un grosso problema: l’alcol.
Del resto chi non ne ha di problemi? Io, voi, vostro zio Udalrico, il cast e il regista di questo film. 
Si però Lara non ha solo questo problema, Lara è anche scema. E come sa bene il solito lettore erudito, non si tratta di problema di poco conto.
Specialmente se anche il coprotagonista non brilla esattamente di intelligenza, e a ben vedere nemmeno i personaggi secondari.
Dunque dicevamo, Lara lavora come cameriera in un Hotel di lusso sulla costa del mar Baltico, nello stesso albergo dove lavora lo scanzonato dislessico Clemens, il quale fa due cose in questo film: dei massaggi a facoltose clienti e farsi prendere a calci da Lara.   
La seconda di queste attività è senza dubbio quella che gli riesce meglio.
Dunque il ritmo del film è questo: Clemens massaggia, Lara cucina; Clemens massaggia ancora, Lara beve; Clemens parla a Lara che in risposta lo prende a calci e pugni. Di tanto in tanto fanno delle piccole variazioni tematiche e si picchiano a vicenda, ad un certo punto Lara picchia l’ignudo Clemens negli zebedei con del salmone surgelato. 
Come perché?
Perché è cinema impegnato! Se vi fate queste domande vuol dire che non capite niente della vita, della vostra ma soprattutto di quella di Lara e Clemens (e non dite che non ve ne frega niente perché sotto sotto siamo tutti Lara e Clemens, alzi la mano chi non ha mai dato fuoco ad una barca a remi ballando e lanciando sterpaglie in segno propiziatorio?).
Dunque Lara continua a maltrattare Clemens, che ha ormai definitivamente vestito i panni del rassegnato protagonista passivo,  lo butta in piscina, gli spinge contro delle cose, gli vomita addosso, a momenti lo fa licenziare e gli fa fare improbabili fioretti. 
Però si amano perché l’amore è più forte. Anche della vostra voglia di smettere di leggere spero.
SPOILER
Visto che il nostro sito fa tante cose, alcune delle quali nemmeno troppo di cattivo gusto, vi racconterò la fine, tanto è uguale al resto del film. 
Clemens parla dei problemi di Lara al direttore dell’albergo e si licenzia quando si accorge che nessuno fa niente di concreto per aiutarla. 
Lara lo picchia a sangue. Si amano. Fine.
FINE SPOILER
Il significato del film presumo vorrebbe essere l'analisi di due soggetti con evidenti problemi sociali e comportamentali, chi per causa propria (Lara è alcolizzata) chi per dono di natura (Clemens è gnogno), l'insensibilità dei datori di lavoro fa da cornice alla loro, orribile, storia d'amore.
Il titolo gioca sulle professioni dei due protagonisti, Lara batte la carne in cucina, Clemens massaggia le corrugate membra della clientela.
Questo film a onor del vero ha vinto premi (premio Max Ophüls al festival Max Ophüls), ha un suo sito internet, degli amiratori istruiti, in sala c'era gente che rideva di gusto (sic!).
L'impressione che siano quattro riprese svogliatamente girate un sabato pomeriggio qualunque è tuttavia forte, ma non potrei mai scrivere una cosa del genere.
Caro, carissimo cineasta d'avanguardia tedesco, forse in questa vita potrai anche convincermi della profondità di questa pellicola, ma quando ti presenterai biotto al crepuscolo degli dei e dovrai renderne conto all'onnipotente, non ti stupire se ti condannerà ad essere tartassato di colpi di merluzzo surgelato per l'eternità. Ma non temere, ti piacerà, sarà molto alternativo.

Recensito da: Ortnid

VOTI
TRASH: 89/100
Noia: 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: n.p.
Presunzione della regia: 92/100
Incompetenza degli attori: 66/100 







SE TI PIACE GUARDA ANCHE:Amori in corso



13 gennaio 2014

CLOUD ATLAS

Di Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski. Con Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Hugh Grant, Susan Sarandon. USA/2012

Ve l'avevamo detto che Pellicole dall'Abisso will never die ed eccoci ancora qua, non si sa per come e per quanto, ma eccoci qua, anche solo per condividere ciò che ho appena visto. Ciò che ho appena visto si chiama 'Cloud Atlas', ma avrebbe dovuto chiamarsi 'Delirio totale senza senso, di 6 storie parallele che non c'entrano un cazzo le une con le altre, in cui degli attori famosi interpretano personaggi diversi indossando delle ridicole parrucche'.

Adesso, non voglio fare lo snob e voglio anche essere giusto: 'Cloud Atlas' non è un brutto film. Ed è questo che sconcerta, così come sconcerta il fatto che mi è impossibile stabilire se i fratelli Wachowksi (quelli di 'Bound-Torbido Inganno' e, vabè, 'Matrix') siano dei geni, dei cialtroni o ci prendano solo per il culo. Forse l'ultima ipotesi è quella più accreditata. Perché non si può credere che qualcuno possa prendere sul serio questo film. Che è anche subdolo: perché per tutta la durata (e sono ben 172 cazzo di minuti) ti chiedi se tutto quello che stai guardando prima o poi avrà un senso, un nesso logico, una spiegazione...no. No, niente di tutto ciò. Perché la reazione, unica, ultima e possibile è: 'ma che cazzo???!!!'

Dunque. C'è una popolazione primitiva che parla come Luca Giurato che viene visitata da una razza superiore. C'è un musicista gay negli anni '30 che va a vivere da un vecchio compositore. C'è una giornalista nera negli anni '70 che cerca di incastrare le lobby del petrolio. C'è un avvocato-commerciante di schiavi nell'800 che fa amicizia con un nero. C'è un editore nel presente che, braccato dagli strozzini, viene rinchiuso in una casa di riposo dal fratello. C'è una cameriera robot coreana di un fast food che nel 3000 viene liberata dal Keanu Reeves dei poveri per dar vita ad un qualche movimento di ribellione.

Basta, rispetto alla 'trama' non dirò altro, perché sarebbe lungo, noioso e incredibilmente arduo descrivere tutti gli sviluppi di tutte le storie. Quello che mi preme dire è che i segmenti, presi singolarmente, sono anche realizzati bene e interessanti, tralasciando quello pseudocomico - assolutamente nonsense e con delle scene degne di Carlo Vanzina - del vecchio editore chiuso nella casa di riposo e che organizza la fuga con degli altri vecchietti. Ma ciò non basta per dare un minimo di coerenza ad un pastrocchio indefinito, pretenzioso, prolisso e che si bea della sua cripticità, mettendo lo spettatore in una costante posizione di sconforto e smarrimento.

Perché la storia di 'siamo tutti interconnessi, dopo la morte si apre un portone, le vite passate, la reincarnazione, le tue azioni si ripercuoteranno per secoli, quelli che hanno una voglia a forma di cometa sono speciali', può anche essere un concetto valido e interessante, ma esprimerlo prendendo 6 storie parallele in 6 diverse epoche che alla fine della fiera, non si interconnettono praticamente MAI, è più che altro uno sterile esercizio di stile. Una carnevalata inutile e incomprensibile. Per non parlare della tragica idea di far interpretare tutti i personaggi principali dei segmenti agli stessi attori, truccati per l'occasione. E se qualcuno può essere azzeccato, altri sono solamente ridicoli tipo la coreana resa bianca e irlandese nella storia ambientata nell'800, Tom Hanks biondo negli anni '70, Hugh Grant vecchio nel presente e pure qualche travestito (maschio-femmina ma anche femmina-maschio) sparpagliato qua e là.

Ora, a me i film particolari, che ti fanno riflettere, che ti danno spunti di riflessione, che ti lasciano basiti, che ti fanno chiedere 'ma che cazzo ho appena visto?' piacciono (bellissimo a tal proposito, il recente 'Le streghe di Salem' di Rob Zombie), ma ci deve essere un limite. E il limite in 'Cloud Atlas' viene travalicato troppe volte. Perché troppo è proprio la parola cardine di questo film: troppe storie, troppi personaggi, troppi attori, troppi trucchi, troppi nasi finti, troppe cazzate, troppo lungo e troppa poca gnocca.

Epico? Sicuramente. Visivamente straordinario? Certo. Coraggioso? Assolutamente sì. Pericolosamente al confine tra opera geniale e stronzata galattica? Non sarebbe su Pellicole dall'Abisso.
E quindi, si ritorna alla domanda dell'incipit. I Wachowski sono dei geni, dei cialtroni o ci prendono per il culo? O forse dei geni che ci prendono per il culo? Non lo so. Forse lo scoprirò nella mia prossima vita, quando sarò un musicista coreano che viene rinchiuso in casa di riposo da suo fratello, mentre indago sulle lobby del petrolio in una tribù primitiva che tratta gli schiavi.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 81/100
Noia: 66/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 10/100 (però 'ste cazzo di parrucche...)
Presunzione della regia: 100/100 (o 0, decidete voi o chiedetelo ai Wachowski)
Incompetenza degli attori: 31/100 

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: non so, un caleidoscopio.

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani