BENVENUTI!


Ben arrivati nel nostro blog! Siamo cinque ragazzi con la passione ormai da anni per i b-movies, abbiamo deciso di cimentarci in questo progetto principalmente per nostro personale diletto, ma speriamo anche di essere utili con le nostre recensioni a qualche amante del trash di passaggio.

Saluti.

20 marzo 2011

LA CASA DEL SORTILEGIO (aka House of the witchcraft)

Di Umberto Lenzi, con Andy Forest, Sonia Petrovna, Susanna Martinkova, ITA/1989/Reteitalia

Luca é perseguitato da un incubo: sogna di fuggire fino a ritrovarsi in una casa dove una strega mette a bollire la sua testa in un calderone. Su consiglio della cognata, si reca in campagna per riposare un po' e rinsaldare il rapporto con la moglie, fissata ed adoratrice di satana (cit.), con cui sta vivendo un periodo di grande crisi. La casa si rivela però essere la stessa dell'incubo ricorrente!

“La casa del sortilegio” faceva parte, assieme ad un'altra pellicola di Umberto Lenzi “La casa delle anime erranti”, e a due di Lucio Fulci “La casa nel tempo” e “La dolce casa degli orrori”, di un ciclo chiamato “Le case maledette” commissionato da Reteitalia, la quale tuttavia decise, dopo che furono realizzate, di non mandarle poi in onda per via, così disse, dei contenuti troppo splatter, o più probabilmente perché facevano troppo cagare.
La pellicola che stiamo esaminando dal punto di vista stilistico richiama evidentemente la seminale serie “I maestri del thriller”, con la sua recitazione a dir poco dilettantistica, la fotografia sciatta, assenza totale di tensione e di ritmo, e via dicendo... Confesso che, dopo i primi minuti di visione, il terrore di trovarmi di fronte ad un altro “Sodoma's Ghost” era veramente forte, ma per fortuna a rendere esilarante la visione, e a salvare il film, ci hanno pensato i dialoghi, caratterizzati da una notevole dose di follia. Particolarmente degni di nota sono quelli che vedono protagonista il vecchio pianista cieco:
“Chi é la donna rappresenta in questo quadro?”
“E non lo so, come le ho detto poc'anzi, sono cieco.”
“Ah già...”
Oppure:
“Mi perdoni la domanda Luca, ma sua moglie non é per caso affetta da sonnambulismo o da qualche altro disturbo psicomotorio?”
“No, non mi risulta. Cosa glielo fa pensare?”
“Beh l'atteggiamento di Haram (il cane NDR), forse lei non sa che i cani hanno un'inspiegabile ostilità per coloro che evidenziano forti scompensi del sistema nervoso, e ancora di più per le persone affette da turbe psicomotorie.”
“Lei ha avuto qualche esperienza in proposito?”
“Si conobbi una violinista polacca tanti anni fa, era sonnambula, e il mio cane percepì il pericolo, infatti una notte strangolo il figlio di dodici anni. Fu una cosa orrenda mi viene un brivido quando penso al corpo senza vita di quel povero bambino. E lei, la mattina dopo, non si ricordava più di niente. Non so che fine abbia fatto probabilmente sarà morta in qualche manicomio.”
O come non citare, il classico esempio di dialogo tra giovani, scritto da qualche non giovane che ha però letto l'ultimissima edizione dell'enciclopedia del perfetto giovane:
“Ti piace qui?”
“Può andare, ma ci manca lo stereo. E un poster della Madonna sopra il letto.”
“Della Madonna Ciccone vuoi dire?”
“E perché ne esiste anche un'altra? AHAHAHAHAH!”
Ma non é finita qui, infatti il finale riserva una vera e propria chicca per i fan di Umberto Lenzi:

SPOILER:
“E' fu così che l'incubo divenne realtà...” Cit.
Ebbene si, ancora una volta, come in “Incubo sulla città contaminata”, il buon Umbertone ricorre all'espediente più vecchio della storia del cinema, quello dell'incubo che diviene realtà, per risolvere la vicenda! Chapeau, niente da dire, solo tanto rispetto per Umberto. A tal proposito mi sorge però spontanea una domanda: quanti film avrà fatto finire così? Devo scoprirlo, devo!
FINE SPOILER.

Recensito da: Azagthoth

VOTI
TRASH 80/100
Noia 82/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 72/100
Presunzione della regia 80/100
Incapacità degli attori 88/100

Se ti piace guarda anche: Bloody Psycho


INVASION USA

Di Joseph Zito con Chuck Norris, Richard Lynch, Billy Drago, USA/1985/Cannon Films

“Come odio questi simboli borghesi” un cubano guardando un'albero di natale.
“E' tempo di morire Rostoff” Chuck Norris ogni cinque minuti.

I cubani, con a capo un russo cattivo di nome Rostoff, decidono di invadere gli Stati Uniti, ma qui ad attenderli c'é Chuck Norris, pronto a fermarli a suon di calci rotanti. Come potete immaginare con queste premesse le nostre aspettative erano schizzate alle stelle, purtroppo però “Invasion USA” pur essendo un discreto trashone, non riesce a soddisfare appieno lo spettatore, colpa di un inizio fin troppo lento e noioso, e di una parte finale, che pur pullulando discretamente di cazzate, risulta troppo monotona e ripetitiva.
Ma andiamo con ordine, all'inizio ci viene svelato il grande piano segreto di Rostoff e del suo stato maggiore: piazzare bombe in giro per Stati Uniti, preferibilmente in centri commerciali o su scuolabus, allo scopo di gettare la nazione nel caso e spingerla verso una nuova guerra civile! WOW, veramente geniale... L'attuazione di questo piano incontra subito un piccolo problema, il malvagio Rostoff (un po' come l'uomo nero) ha il terrore di Chuck Norris; se lo sogna di notte, ha crisi isteriche quando lo vede o lo sente parlare... Insomma per distruggere gli Stati Uniti bisogna prima distruggere Chuck Norris. E Chuck che fa? Niente di niente, perchè, povero, é molto deluso per il fatto che gli hanno impedito di uccidere Rostoff, quando ne aveva avuto l'occasione anni prima, e quindi é offeso e a fare l'eroe buono non ci gioca più. Ma quando i sicari di Rostoff gli distruggono la baracca in cui vive, gli trucidano il migliore amico ma soprattutto terrorizzano a morte il suo armadillo da compagnia, Chuck decide che la misura é colma e scende finalmente in campo.
A questo punto la sceneggiatura deraglia completamente, assistiamo alla ripetizione della stessa identica sequenza: i cattivi piazzano i loro ordigni, stanno per far esplodere tutto, dal nulla compare Chuck che glieli tira in faccia, pronuncia una battuta e li fa saltare in aria. Si prosegue così, con situazioni ottusamente ripetitive, fino alla resa di conti finale con il malvagio Rostoff.
In conclusione, “Invasion Usa” riesce ad essere un titolo abbastanza divertante, grazie soprattutto all'inettitudine recitativa di Norris e ad una sceneggiatura che nemmeno un Regan in preda all'alzaheimer avrebbe potuto partorire, ma non manca anche di annoiare lo spettatore con la sua eccessiva lentezza e ripetitività delle situazioni.

Recensito da: Azagthoth

VOTI
TRASH 71/100
Noia 89/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 60/100
Presunzione della regia 77/100
Incapacità degli attori 86/100



19 marzo 2011

AI CONFINI DELLA REALTA' (aka Godzilla contro Megalon, aka Gojira tai Mecharo)

Di Jun Fukuda, con Katsuhiko Sasaki, Hiroyuki Kawase, Godzilla, Megalon, Jet Jaguar e Gigan. GIAPPONE/1973

In questo difficile momento per il Giappone, anche noi di Pellicole dall'Abisso vogliamo rendere omaggio a questo straordinario paese. Ovviamente lo facciamo a modo nostro, cioè recensendo un fantastico film giapponese.

“Ai confini della realtà” è considerato all'unanimità il peggior film della serie di Godzilla, che per noi vuol dire di gran lunga il migliore. Questo strepitoso pastrocchio di mostri che combattono per ore è così ridicolo e divertente, da essere promosso “ipso facto” ai primissimi posti della più bella merda di tutti i tempi.
I due fratelli Goro e Hiroshi, coadiuvati dal bambino Rokuro, hanno inventato un robottino di nome Jet Jaguar, inguinato in una bellissima tuta bianca rossa e blu e con la faccia un po' cattiva. Tale robot diventa preda dei Seatopiani, un popolo che vive in un continente sottomarino e che, dotato di una mirabile tecnologia, ha deciso di dichiarare guerra ai terresti per i loro esperimenti nucleari (…). L'imperatore di Seatopia è straordinario, abbigliato com'è da una ridicola tovaglia bianca e da un cerchietto in testa con al centro una specie di papera. Il piano dei Seatopiani prevede il rapimento di Jet Jaguar, che avrà il compito di “telecomandare” il loro mostro di fiducia, tale Megalon. Il buon Megalon è un enorme scarafaggione, con tanto di tenaglie al posto delle zampe davanti e dotato di una stella gialla di natale in testa con cui fonde la roba. I due inventori del robot però si ribelleranno, riprendendo il controllo di Jet Jaguar, che in realtà non si sa come ne perchè, è diventato improvvisamente cosciente di sé e totalmente indipendente. Il buon robottino, accortosi del disastro che Megalon sta provcando, cosa fa? Beh ovviamente chiama Godzilla in vacanza sull'isola di Pasqua. Da antologia il momento in cui Jet Jaguar va da Godzilla a spiegargli la situazione con una gestualità eccezionale che si potrebbe tradurre così:
- “Uè bella Godz, come te la stai?
- “Tutto a porno, sono qui sull'isola di Pasqua con le facce giganti”
- “Ascolta, c'è uno scarafone su Tokyo che sta distruggendo tutto. Io sono piccolo e incapace, vieni con me che gli facciamo il culo”
- “Che palle ancora?? Ma non si può mai stare tranquilli, vabè arrivo”
-“Bella grazie, io intanto vado che so volare e ci metto un secondo”
- “Sì sì tu parti intanto, io vengo a nuoto, arrivo tra 12mila ore”
- “Bella ci becchiamo dopo”

Il robottino dunque tornato in Giappone, così d'amblè, all'improvviso, senza spiegazione alcuna, aumenta la sua massa di 500 volte e diventa grosso quanto Megalon. Dopo un po' di battaglia tra il robot diventato gigante e lo scarafaggione, ecco che finalmente arriva Godzilla, in questo film trasformato in un bullo di periferia. Entra in scena saltando, agitando i pugni, facendo le mosse di karate e menandosela a nastro. Jet Jaguar e Godzilla sancisono la loro alleanza con una memorabile stretta di mano e iniziando a mettere sotto il povero Megalon. Visto che si fa grigia, i Seatopiani decidono di mandare rinforzi, chiedendo agli alleati di Venere di mandargli il loro mostro di cortesia, Gigan, un indefinibile mix tra un uccello e una forbice.
Inizia così un'infinita ma assolutamente esilarante lotta a 4, il cui apice assoluto è il calcio volante di Godzilla al povero Megalon, mentre Jet Jaguar lo tiene fermo. Per farvi un'idea della totale bellezza e genialità di questa battaglia simil-wrestling, vi rimando al meraviglioso video remix qua sotto.
Alla fine ovviamente il robottino e il buon Gojira avranno la meglio rispedendo gli altri due mostroni a casa loro. Memorabile la scena finale in cui Jet Jaguar, tornato a dimensioni normali, porta sulle spalle il bambino di cui sopra con tanto di canzoncina a lui dedicata.
Assolutamente imperdibile.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 94/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 91/100
Presunzione della regia: 23/100
Incompetenza degli attori: 30/100


SE TI PIACE GUARA ANCHE: qualsiasi altro film con Godzilla contro qualcun'altro, ma questo è il top.



Il bellissimo video remix con la summa del meglio



Il commovente finale

18 marzo 2011

SIR ARTHUR CONAN DOYLE'S SHERLOCK HOLMES

di Rachel Goldenberg, con Ben Syder, Gareth David-Lloyd and Dominic Keating. USA/2010/The Asylum

«L’ha colpita proprio sulla scatola del tabacco!»
«La mia dipendenza non mi ha ucciso...»
Watson e Sherlock gongolano dopo che quest’ultimo è stato colpito da un proiettile, evidentemente di gelatina.

L’Asylum decide di non stupire nessuno facendo uscire “Sir Arthur Conan Doyle’s Sherlock Holmes” a brevissima distanza dal più conosciuto “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie. Ma non temete, cercherà di rifarsi sulla trama.

Il film si apre con un dottor Watson in punto di morte e ansioso di raccontarci una storia tenuta segreta per anni, un’avventura vissuta col fedele amico Sherlock che potrebbe sconvolgere il mondo intero...Ma anche no.

I due attori protagonisti tentano di interpretare la coppia Sherlock-Watson, ma essendo scarsissimi l’impresa risulterà quasi impossibile. Fortunatamente in loro soccorso arriveranno una piovra gigante e un T-Rex, che farà strage di persone a caso ad una lentezza esasperante (inutile dire che nel frattempo le vittime potevano tranquillamente scappare, o farsi una passeggiata).

[SPOILER]
Grazie all’incredibile intuito di Sherlock e alla lampante inutilità di Watson si scoprirà cosa si cela dietro queste misteriose creature: il cattivissimo fratello del nostro detective (interpretato dal monolitico Dominic Keating, Star Trek: Enterprise).
La sua contagiosa simpatia è dovuta all’essere rimasto paralizzato a causa di un incidente, avvenuto nel difendere il proprio paese; sentendosi abbandonato e non potendo dedicarsi al punto croce ne al decoupage a causa della sua paralisi totale, decide di costruire una robot-armatura, una robot-badante, una robot-piovra, un robot-t-rex, un robot-drago e una mongolfiera. Come una persona completamente paralizzata sia riuscita a far ciò non ci è dato esattamente sapere.
Il vero scopo del malvagio fratello però non è costruire cose a caso con il solo uso di ciglia e denti, come si potrebbe pensare, bensì uccidere la regina e far ricadere la colpa sul presunto colpevole della sua paralisi. E per far ciò non utilizzerà altro che la robot-badante imbottita di esplosivo! Quindi, per l’ennesima volta vi starete chiedendo “ma tutti gli altri robot allora a che cazzo servivano?”, l’ovvia risposta è “boh”.
[FINE SPOILER]

Ma d’altronde dall’Asylum cosa ci si poteva aspettare?
Già li vedo, a leggere il copione per poi scrutare l’orizzonte e pensare tra sè e sè: “Si, l’idea del fratello malvagio e della robot-badante esplosiva non è male...ma è come se mancasse qualcosa...” ed è lì che arriva il colpo di genio.
Una storia d’amore tra umano e robot? No, no macchè...
Un piano ingegnoso per colpire la regina, che non sia far camminare la badante verso il cancello? Nemmeno. Il piano è evidentemente perfetto così com’è!
Ecco!...Mostri. Mostri a caso che devastano posti altrettanto casuali.
Ora si che la storia è perfetta.


Recensito da: Leotorda


VOTI
TRASH: 77/100
Noia: 80/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 87/100
Presunzione della regia: 34/100
Incompetenza degli attori: 82/100



SE TI PIACE GUARDA ANCHE: un qualsiasi film dell’Asylum. Possibilmente i rari film senza mostri gommosi.

LE NOTTI DEL TERRORE (aka Zombie Horror)

Di Andrea Bianchi, con Karin Well, Gianluigi Chirizzi, Italia/1980

Degli zombies etruschi spargono il terrore e dilaniano persone in una villa di campagna dove si sono riuniti senza motivo alcuno dei personaggi ancora più inquietanti degli zombies.
La trama potrebbe benissimo finire qui, in quanto completa e pienamente esaustiva ma noi di pellicoledallabisso non siamo degli Andrea Bianchi qualunque (o dei Giuseppe Rossi o dei Daniele Verdi per intenderci e rimanere nell'ambito del 150°) e vi racconteremo dettagliatamente questo film nei minimi particolari svelandovi anche dei gustosi retroscena.
Dovete difatti sapere che questi zombies sono fatti veramente bene (almeno i primi che si vedono, poi devono avere finito il budget) e appaiono anche astuti e minacciosi, nonchè voraci e assetati di sangue. Hanno un solo marchiano e per nulla trascurabile difetto: non corrono, non camminano, tantomeno non allungano il passo, si muovono ad una velocità imbarazzantemente bassa, talvolta si fermano anche e indugiano in maniera sorprendente. Questa loro caratteristica è però bilanciata dal colpo di genio del regista che fa azzoppare una ragazza ad inizio film in modo che anche il gruppetto di uomini inseguito dagli zombies sia lento e malfermo. Questi mostri sbucano dal terreno (uno addirittura spunta da una fioriera!) di una villa dove si sono riuniti una serie di preoccupanti casi umani, tra cui dei loschi personaggi con le loro compagne e una donna e il suo "bambino" su cui vale la pena soffermarsi qualche riga.
Questo personaggio che viene per tutto il film trattato effettivamente come un bambino è in realtà un attore nano chiaramente sopra la trentina, più brutto degli zombies, tenta in alcune scene di sedurre la madre finchè al termine del film non se la mangerà essendo diventato anch'egli un mostro.
Tralasciando questo fastidiosissimo dettaglio i mostri iniziano ad attaccare i personaggi uno ad uno fino a farli riparare in casa dove si barricano badando bene di tenere sempre qualche finestra spalancata ma sparangandone una qua e là per far finta di essersi chiusi dentro. Rimangono asserragliati in casa finchè uno dei personaggi non ha un'idea geniale "Se i mostri vogliono entrare in casa e noi vogliamo uscire fuori potremmo aprire le porte e nasconderci nel passaggio (dei mostri)". Nessuno capisce cosa questo significhi e nel momento in cui aprono le porte ognuno fa di testa sua e gli zombies hanno preda facile su molti di loro, comunque alcuni riescono a fuggire (parola grossa visto che si fermano a riposare nella stalla distante 50 metri dalla casa) e si riparano nel convento dei cappuccini l'isolato a fianco.
Non sto nemmeno a scrivere di come il convento sia in realtà la casà degli zombies, i superstiti fuggono allora nella costruzioe al di là della strada che, sfortuna loro, è un laboratorio di modellini dove capeggia una bella e comoda sega circolare.
Qui vengono raggiunti dagli zombies e uccisi.
Eh si il film finisce proprio così, tra lo stupore generale di chi si aspettava un colpo di scena clamoroso invece finisce così.  Non c'è davvero nulla da dire.
Il film ne ricalca moltri altri del genere, spiccano però fra le nebbie di questa produzione alcune luci  particolarmente sgradite e squallide, oltre al già citato "bambino" suscita divertimento, noia e sgomento la scena in cui il cameriere accende tutte le candele di un lampadario ripetendo l'operazione due volte in quanto due si spengono, il tutto in un paio di buoni minuti della vostra vita che nessuno vi ridarà indietro, nemmeno quando uno zombie-horror scalerà la grondaia di casa vostra.

Recensito da Ortnid

VOTI
TRASH: 88/100
Noia: 80/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 65/100
Presunzione della regia: 85/100
Incompetenza degli attori: 75/100


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Incubo sulla città contaminata, la casa nel tempo




SHARKTOPUS

Di Declan O'Brien. Con Eric Roberts, Kerem Bursin, Sara Lane. USA/2010/SyFy

Per festeggiare i 150 anni dell'unità nazionale Pellicole dall'abisso si è riunita al gran completo per una maratona di filmacci. Trend decisamente positivo, ecco la prima recensione!

SS-11 non è solo la Padana Superiore, bensì anche un segretissimo progetto della marina militare degli Stati Uniti. L'ingeniere biotecnologo senza scrupoli Nathan Sands ha ''dedicato tutta la sua vita'' alla realizzazione di un'arma biologica sofisticatissima che racchiude in se le caratteristiche dello squalo e della piovra. Ovviamente qualcosa va' storto e SS-11 comincia a squaleggiare e nel contempo polpeggiare in tutta libertà lungo le coste della California e del Messico. Toccherà all'atletico Andy Flynn ed all'avvenente dottoressa Sands (la figlia del biotecnologo) rimettere il guinzaglio a Sharktopus, dargli un biscottino e riportarlo da mamma marina.

Ebbene si signore e signori. Dopo Megalodon, Mega Shark e Mega Shark vs Giant Octopus deve proprio essersi scatenato il panico negli studi della SyFy. "Cazzo e adesso cosa facciamo? Supermegaipershark 2?'' ''no dai, fa' troppo cagare anche per noi...". Mi piacerebbe conoscere la persona che ha avuto l'onore (e l'odore) di coniare il termine ''Sharktopus".

Pellicola decisamente dall'abisso a budget abbastanza redicolo, prodotta per il già citato canale SyFy, che si presenta come il classico prodotto della categoria ''film con un super mostro di Asylum'', ovvero una rottura di palle colossale la cui visione è giustificata solo ed esclusivamente dalla presenza di un mostro gommoso o in CGI dall'aspetto imbarazzante. Sharktopus non si distingue dalla massa, ma riesce ad affondare ben in profondità nella melma grazie ad alcune trovate abbastanza originali patetiche. Ad esempio Sharktopus usa i suoi otto tentacoli per fare delle allegre scampagnate in collina. Ogni volta che vi è un cambio di scena e si passa su una spiaggia affollata di turisti (cioè ogni 5 minuti) parte una fastidiosissima tiritera messicana con tanto di trombette e tutto il resto. Il 90% del film è Sharktopus che mangia delle persone in modo buffo. Ciò non è necessariamente un male, soprattutto se lo paragoniamo a film in cui il mostro si vede a stento, ma dopo il quarto o il quinto attacco cominci a sperare che a Sharktopus venga un infarto (si, perchè la squadra incaricata di catturarlo non sembra particolarmente efficiente), o che si annoi a morte anche lui e se ne vada per sempre ai caraibi a mangiare i cubani.

 [SPOILER]
Un piccolo spoilerino. a vicenda quasi conclusa, la dottoressa deve semplicemente premere l'apposito pulsante ''distruggi-sharktopus'' che aveva sul portatile fin dall'inizio (...). Ma non possiede la password...! ''Dannazione papà... la password!" comincia a provare: "SHARKTOPUS".. immagino la vostra password di facebook sia ''facebook''... "OCTOSHARK".. neanche commento.. infine si ricorda di come suo papà la chiamava teneramente: ''ZUCCHETTINA".. Lacrimuccia Kaboom baci e abbracci battuta sarcastica con risata annessa fine. Tutto il mondo ovviamente sa che "zucchettina" è la password per distruggere sharktopus fin da prima che inizi il film, visto che viene ripetuta per tutta la proiezione fino alla nausea.
[FINE SPOILER]

Tirando le somme di questa cagata. Ci troviamo di fronte ad un prodotto certamente mediocre e molto ''classico'', che tuttavia non manca di divertire grandi e piccini grazie ad un mostro ridicolo anche solo da pensare (figuratevi vederlo) e ad una trama con risvolti a tratti assolutamente patetici. Consigliato con riserva.

Recensito da: Imrahil

VOTI
TRASH: 85/100
Noia: 74/100
Ridicolaggine degli effeti speciali: 87/100
Presunzione della regia: 29/100
Incompetenza degli attori: 73/100


SE TI PIACE GUARDA ANCHE: Megacosmosupershark vs Stocazzoctopus

14 marzo 2011

100, 100, 100!!!

Come i concorrenti di Iva Zanicchi ad "Ok, il prezzo è giusto", anche Pellicole Dall'Abisso fa 100. Con le ultime due recensioni inserite, siamo orogliosi di annunciare che siamo giunti a quota 100 recensioni. E non è che l'inizio...



Vidur e la Redazione

LADY TERMINATOR - LA MALEDIZIONE DI ERIKA (Aka Pembalasan ratu pantai selatan)

Di Di Jalil Jackson, con Barbara Anne Constable e Cristopher J. Hart. Indonesia/1989

La giovane antropologa Tania Wilson, che compie studi sulla leggenda della regina dei mari del sud in Indonesia, viene rapita e posseduta dalla stessa regina che usa il suo corpo per dare la caccia alla nipote di Eelias (Erika), il tipo che con irridente facilità la ha spodestata  in passato. Inizia così una strage che coinvolge chiunque le si pari davanti, dai pusillanimi playboy indonesiani che evira ignobilmente senza l'uso di arma alcuna, all'intero esercito indonesiano massacrato a colpi di mitra, naturalmente il tutto avviene plagiando clamorosamente "Terminator", con buona pace della leggenda farlocca e pretestuosa dalla nullissima rilevanza scenica.
Erika però non è sola a difendersi, per sua sfortuna il poco aitante Bob si è proposto suo malgrado di aiutarla: nè la sua flemma da coleottero,  nè la sua fine mente caprina gli impediranno inoltre di far sì che la poco appetibile Erika, si innamori di lui. L'anziano Massabu spiega diligentemente a Erika che è lei la caccia dello spirito della regina del mare, ma che lui la proteggerà almeno fin quando Lady Terminator non troverà il suo punto debole.
Con disarmante facilità Lady Terminator scopre il punto debole di Massabu, nonostante esso sia nascosto e insospettabile: gli spara con violenza nelle palle.
Anche Lady Terminator ha però un punto di debolezza, si tratta del piccolo stiletto (Kriss), che nel finale Erika le pianta fra le costole generandone la distruzione e facendo svanire lo spirito annesso.
Nonostante la spudorata copiatura da Terminator, la disunicità della trama, la gratuità della violenza e la presunta censura da parte del governo Indonesiano, il film risulta essere pesante e difficilmente sopportabile, anche perchè girato in gran parte in notturna e perchè molto spesso ripetitivo. Per gli amanti del genere è comunque importante vedere come mentre da questa parte del mondo eravamo impegnati a girare roba del tipo "Megaforce" o "Bloody Psycho", nell'Asia più profonda non stavano certo a rigirarsi i pollici.

Recensito da: Ortnid

VOTI
TRASH: 73/100
Noia: 84/100
Ridicolaggine degli effeti speciali: 74/100
Presunzione della regia: 60/100
Incompetenza degli attori: 78/100


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DINOSAUR ISLAND

Di Fred Olen Ray e Jim Wynorski. Con Ross Hagen, Richard Gabai, Antonia Dorian. USA/1994

Mi riesce abbastanza difficile scrivere la recensione di questo “Dinosaur Island”. Un po' perchè lo abbiamo visto in inglese, un po' perchè a tratti è incomprensibile, un po' perchè rimane a metà fra un po' di generi e un po' perchè per molti minuti non succede assolutamente niente.

Un piccolo drappello di soldati americani sta volando su un non meglio imprecisato oceano, quando l'aereo precipita per cause sconosciute. Riusciranno ad approdare su un'isola, che guarda caso non è segnata sulle mappe. Credibilissimi i personaggi nei panni dei militari americani. Un ciccione idiota, uno sfigato, un capitano panzone con i baffoni e il sigaro...L'isola è abitata però da una tribù di donne “delle caverne”, che vivono come se fossero all'età della pietra. Ma non solo. L'atollo è infestato anche da una serie di dinosauri, che periodicamente terrorizzano e mangiano le povere abitanti. I soldati saranno scambiati per degli dei, perchè uno di loro ha un tatuaggio di una faccina gialla sorridente (giuro) e che le isolane interpretano come “il marchio” del salvatore. I militari intanto finiranno per innamorarsi proprio delle tre ragazze del villaggio che guarda caso dovranno essere sacrificate al T-Rex. Per farvi capire la stupidità, la sciatteria e la trascuratezza di questo film vi dico che:

- i soldati precipitano in mare, approdano sull'isola e ci trovano proprio tutte le casse che erano sull'aereo, con l'importantissimo Playboy del mese
- le donne della tribù sono selvagge, ma parlano tutte perfettamente inglese, sono tutte fighe, truccate, pettinate e depilate...e sanno anche leggere
- i soldati stanno sull'isola per uno svariato numero di giorni, ma non si cambiano mai, si tengono la maglietta nei pantaloni e sono sempre sbarbati di fresco
- se è una tribù di tutte donne, come hanno fatto a riprodursi???
- ogni tanto sacrificano una vergine per placare la fame del tirannosauro, ma se sono tutte donne e non ci sono uomini, non sono tutte vergini??

Ovviamente finirà in gloria, con quello intelligente che crea un pesticida per uccidere gli insetti che si mangiano i frutti e con il ciccione idiota che uccide “The Great One”, lanciandogli una bomba in bocca. E il tutto si conclude con un bel matrimonio di gruppo e un piccolo dinosaurino pronto per il seguito (?!).
Il film in sé è abbastanza inguardabile, ma si salva per due cose. Uno, per le tette che le isolane si divertono a sventolare ad ogni piè sospinto (e dando l'errata impressione di un film erotico, che non è) e due, per gli effetti speciali. Pensavamo di aver visto di tutto, ma non potete davvero immaginare quanto sono realizzati male i dinosauri. Sono fatti di pongo, si muovono a scatti - se si muovono - e sono totalmente avulsi dall'ambiente in cui agiscono. Particolarmente esilaranti le scene in cui viene mangiato il primo soldato che rimane incastrato a metà nella bocca del dinosauro per circa un quarto d'ora, quella in cui compare una specie di brontosauro verde senza occhi e l'esplosione finale in un tripudio di frattaglie e plastilina. Pensate solo che un qualunque film giapponese del 1958 su Godzilla o affini, darebbe tranquillamente la merda a questo “Dinosaur Island” realizzato nel 1994, così come la poverissima computer-grafica made in Asylum.
Ma del resto uno dei registi è Jim Wynorski, quello de “La maledizione di Komodo”, oltre ad un'altra miliardata di cialtronate di infima categoria.
Insomma, c'è di meglio, ma c'è anche molto di peggio.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 77/100
Noia: 54/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 98/100
Presunzione della regia: 51/100
Incompetenza degli attori: 64/100

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: qualunque altro miserevole film di Jim Wynorski su dei dinosauri o mostri giganti

7 marzo 2011

AGGIORNAMENTO

Salve ragazzi! Purtroppo, come vi sarete accorti, siamo fermi da un pò, ma siamo subissati (ah ah, subissati, pellicole dall'abisso, ah ah...ehm) da studio e lavoro.
Ma non temete, tra poco torneremo a deliziarvi con nuove fantastiche recensioni! E soprattutto abbiamo in serbo una grossa novità che ancora non comunichiamo ufficialmente, un pò per scaramanzia, un pò perché ci dobbiamo ancora organizzare...tra l'altro chi smanetta un pò in facebook, probabilmente avrà già capito! Ah, se avete qualche capolavoro ancora non recensito da segnalarci, non esitate a richiedercelo! Intanto stay tuned, new shit is coming!

La Redazione

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani