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Ben arrivati nel nostro blog! Siamo cinque ragazzi con la passione ormai da anni per i b-movies, abbiamo deciso di cimentarci in questo progetto principalmente per nostro personale diletto, ma speriamo anche di essere utili con le nostre recensioni a qualche amante del trash di passaggio.

Saluti.

21 novembre 2010

GRAZIE PADRE PIO

Di Amedeo Gianfrotta con Gigione e Jo Donatello ITA, 2001, Nobile e Rossini Associati

“ Un tipo strano mi ha detto di darti queste mille lire e di dirti: che le grazie si ottengono con la fede e non con i soldi”

“Grazie Padre Pio” é uno dei grandi capolavori del cinema trash, protagonisti assoluti di questo piccolo (e breve, circa 40 minuti) gioiello sono il cantante Gigione e il di lui figlio, anch'egli cantante, Jo Donatello. I due, abbandonando il loro repertorio tradizionale (basato su canzoni tipo ti piace il gelatino, uno due tre il biscotto in bocca a te) decisamente biricchino, cambiano registro, ma non qualità, per celebrare la loro devozione al santo di Petralcina.
La storia inizia così con Gigione che se ne va in tourneé, il figlio Jo Donatello ci rimane male, perché sperava di poter relizzare il suo sogno ovvero cantare con il padre:
“...avevi promesso?!”
“E manterrò la promessa, canteremo assieme”
”Ma quando?”
“Appena torno”
“Tra un mese?!”
“Tu sei giovane, un mese passa in fretta, ti raccomando pensa a studiare e stai attento a mamma”
Jo Donatello però é un giovane scavezzacollo, così invece di studiare se ne va a pranzo a Posillipo con gli amici, tra i quali c'é Sara, a cui deidica una delle tre canzoni presenti nel film. Ora soffermiamoci un'attimo sulla recitazione, sin da questi primi minuti é evidente che siamo su livelli indecorosi; prendete una recita parrochiale, togliete gli interpreti dotati di un minimo di talento naturale, e tenete gli altri, ecco forse adesso potete farvi una minima idea delle vette che raggiunga la recitazione in questo film. Non solo la dizione latita, ma persino la correttezza della grammatica é del tutto assente, a riprova l'immortale dialogo tre Jo Donatello e Sara:
“Scusa Donatello, non perché non mi piace...”
“Non ti é piaciuta la canzone?”
“No anzi mi é piaciuta tantissimo”
“Perché sei triste?”
“E' che penso a tutta quella gente che soffre e combatte quotidianamente per la liBBertà”
“Già questo rattrista molto anche A me”
“Ma adesso basta! Via la tristestezza non stava forse per baciarmi?”
Dopo questa epocale scena, Jo Donatello, per raccogliere soldi per aiutare Sara e la sua causa, si mette sotto la protezione di Don Franco ed inizia a vincere corse clandestine di auto (roba talmente ridicola, che al confronto persino quelle di Speed Demon riescono a fare un figurone), conquistando così il cuore di Sara. Se nonché Gigione torna a casa, e trova la moglie afflitta perché Jo Donatello non studia, non torna a casa, sta fuori la notte e via dicendo... Gigione da buon padre decide di affrontare Don Franco, ma il suo tentativo fallisce miseramente, allora decide di giocarsi il tutto per tutto e di andare a Petralcina a chidere una grazia a Padre Pio.
Jo Donatello, dopo aver detto addio a Sara, che parte per andare in aiuto della gente che combatte per la libertà, torna a casa ma qui non trova suo padre ma solo sua madre:
“E papa andò sta?”
“A Petralcina, a chiedere una grazia”
“Che grazia?”
“Che quello ti fa tornare a casa e ti fa uscire da quel brutto giro”
“Già avuta, vado a prenderlo io. Mammà di' ai ragazzi del complesso di farsi trovare al ristorante La Villa stasera é festa grande... Mammà e quella gente non era poi tanto brutta” (per carità non offendiamo la criminalità organizzata).
Nel frattempo Gigione se ne é andato a Petralcina, regalandoci, durante il viaggio in pullman, una delle vere chicche di questo film ovvero una canzone su Padre Pio. Qui infine incotrerà il figlio, con memorabile abbraccio tra i due. Nel trionfo dei buoni sentimenti il film si conclude al ristorante La Vela, dove i due, finalmente non più in singolo ma in duetto, eseguono una canzone dal refrain trascinante: “E dai cantiamo insieme, cantiamo questa canzone, che ci dà figlio mio tante emozioni, nanainanaina nanainanaina nanana...”
Cult

Recensito da: Azagthoth

VOTI
TRASH: 97/100
Noia 79/100
Ridicolaggine degli effetti speciali np
Presunzione della regia 82/100
Incapacità degli attori 99/100

2 commenti:

  1. Gennaro Quagliarulo21/11/10, 13:59

    Ahmpf

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  2. C'è poco da ridere, questo filmetto è stato fatto con tutta probabilità per compiacere qualche camorrista, "quelli che combattono per la libertà" sono probabilmente i camorristi in carcere.

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LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani