BENVENUTI!


Ben arrivati nel nostro blog! Siamo cinque ragazzi con la passione ormai da anni per i b-movies, abbiamo deciso di cimentarci in questo progetto principalmente per nostro personale diletto, ma speriamo anche di essere utili con le nostre recensioni a qualche amante del trash di passaggio.

Saluti.

26 settembre 2010

IL VENDICATORE (aka Out for a Kill)

Di Michael Oblowitz con Steven Seagal, Michelle Goh, Ray Charleson, USA/2003/Millenium Films

Dovete sapere che io rispetto ed ammiro profondamente quegli autori ed interpreti che sanno sempre rinnovarsi, ma sono allo stesso tempo irresistibilmente attratto da chi intraprende la via opposta ovvero quella di non cambiare affatto. Nel campo degli attori uno dei massimi esponenti di questa categoria é Steven Seagal, il quale sono anni ormai che sforna action movie con il ciclostile, tutti perfettamente identici tra di loro, e questo “Il Vendicatore” non fa eccezione.
Il buon Steven é un professore (!!!) di archeologia che finisce suo malgrado coinvolto in loschi traffici. La mafia cinese gli uccide la moglie e allora Steven giura vendetta. A questa esile premessa segue una vera e propria mattanza, una sequenza di ammazzamenti a catena, in cui Steven affronta i cattivi li accoppa tutti uno dopo l'altro, avendo comunque l'accortezza di farsi rivelare dall'ultimo nemico rimasto, ormai morente, dove trovare i prossimi avversari e così via fino alla fine del film e all'esaurimento dei cinesi a disposizione.
Purtroppo a minare seriamente la credibilità di tutta la faccenda ci pensa la condizione fisica del buon Seagal. Dai diciamocelo sinceramente, già nei tempi d'oro vederlo sterminare giamaicani come fossero mosche, come in “Progammato per uccidere”, non poteva non suscitare una certa ilarità, ma adesso che é pure diventato tutto cicciotto e con la facciona paciosa neanche fosse l'orso Yogi, dai il tutto risulta ancora più inaccettabile!
Tra l'altro questo massacro avviene esclusivamente a colpi di arti marziali! Perché ovviamente i mafiosi cinesi, essendo appunto cinesi, quando devono uccidere qualcuno ricorrono al kung fu, non sparano con i kalashnikov o ti piazzano una bomba sotto il culo come qualsiasi altra mafia della terra, perché dovrebbero? C'hanno il kung fu, l'hanno pure inventato loro, perché dovrebbe usare altro?!!
Nemmeno la confezione tecnica può in qualche modo salvare il prodotto, con il passare degli anni i budget a disposizione sono drammaticamente calati, e così ci troviamo ad assistere a scene come quella dell'incendio della casa di Seagal, incendio che definire amatoriale o anche solo effetto speciale mi sembra veramente troppo. Guardate potete realizzarlo anche voi: prendete una foto di una casa, filmatela, mentre la filmate accendete un fiammifero e agitatelo davanti, avrete il vostro incendio! Alternate in fase di montaggio questa ripresa con il primo piano inespressivo di Seagal che urla disperat... ehm che ulra e basta... E avrete una scena di qualità molto simile a quella proposta in questo film.
Due parole sull'ambientazione, il film nel segno del risparmio é stato girato a Sofia in Bulgaria, tutta via una scena deve essere per esigenza di copione girata a Parigi (ah tra l'altro complimenti avete scelto proprio la città più simile di questo mondo a Sofia) e allora come si fa? Nessun problema si prendono le riprese di Steven che cammina per una viuzza e con Imovie si incolla l'immagine della torre Eiffel (con tra l'altro sullo sfondo un cielo di un colore improbabile)! E già bello, davvero bello...
Infine a rendere imperdibile la visione di questa pellicola, ci pensa il sottile humor seagaliano, ormai perno di queste pellicole:
Steven: “Tu pensi che io sia pazzo?”
L'altro: “No, affatto”
Steven: “Risposta sbagliata, io sono pazzo!”

Recensito da: Azagthoth

VOTI:
TRASH 81/100
Noia 55/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 85/100
Presunzione della regia 60/100
Incapacità degli attoti 77/100


Se ti piace guarda anche: un qualsiasi film di Steven Seagal questo é solo la punta dell'iceberg

22 settembre 2010

SKELETON MAN

Di Johnny Martin, con Casper Van Dien, Michael Rooker, Jackie Debatin
USA/2004/NU image

Una squadra speciale dell'esercito degli Stati Uniti sta compiendo una missione addestrativa di routine. A un certo punto, puf! spariscono. Purtroppo invece di essere lasciati al proprio destino viene mandata un'altra squadra speciale ancora più cazzuta a cercare i dispersi. Arrivati sul luogo del misfatto scopriranno che, nei pressi di una base militare più o meno abbandonata, pascola con il suo cavallo un misterioso guerriero non-morto che uccide tutti.

Devo confesserti un segreto, mio affezionato lettore: io ho visto questo film TRE volte. Sfortunatamente sono troppo scazzato e fannullone per prendere appunti durante la visione, senza contare che sono anche troppo stronzo per recensirlo a breve termine dopo la visione. Il problema che si pone è questo: non mi ricordo assolutamente un cazzo di questo film. Ho vaghi flash di questo tizio incappucciato con una maschera bianca che appare e sparisce (a cavallo!), sgomina Casper Van Dien e la sua ''squadra speciale" (quatro turisti con cappellino di lana e zaino dell'invicta)  intenti a difendere il sacro suolo americano. Non è tutto: Skeleton man si avvale anche di un nutrito arsenale di armi medievali (!). Gente che muore, guerre.. guerre continue.. eccetera eccetera. Aspetta, fatemi pensare.. ora che ci penso.. non è che ci fosse molto altro! Gli 88 minuti del lungometraggio scorrono nell'indifferenza generale, senza colpi di scena, senza emozioni (di alcun genere), e anche in un tunnel di noia mortale, che vi accompagnerà dal momento in cui inserirete il dvd nel vostro lettore a quando non lo getterete fuori dal balcone alla fine (o anche prima, come a noi è spesso successo). Succede qualcosa nel finale, con dell'elettricità e delle esplosioni, ma non ricordo con esattezza. Degna di plauso anche la scena in cui Skeleton Man abbatte un'elicottero con una freccia, la potete vedere anche nel trailer. Mi spiace di non poterti essere di grande aiuto, caro lettore, ma il fatto che, dopo tre visioni, tutto quello che mi abbia lasciato questo film siano dei flash come quando cerchi di ricordare un film visto nel dormiveglia, la dice lunga su quanto sia interessante e divertente. Non commettete il mio stesso errore: saltate a piè pari la visione di questo film, e di tutti i film che si intitolano ''*qualcosa*-man'

Recensito da: Imrahil

VOTI:
TRASH: 62/100
Noia: 85/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 80/100
Presunzione della regia: 40/100
Incompetenza degli attori: 80/100




Se ti piace guarda anche: qualsiasi film con Casper Van Dien, ma prima di vederlo fatti di cocaina.

17 settembre 2010

L'IMPERO DELLE TERMITI GIGANTI (aka Empire of The Ants)

Di Bert I. Gordon, con Joan Collins, Robert Lansing, Robert Pine. USA/1978

Per l'immensa e immarcescibile serie di “qualcosa” di gigante, ecco le formiche.

Non vi fate ingannare dal titolo, probabilmente i distributori italiani non si sono neanche presi la briga di guardare il film, infatti i protagonisti dovranno fronteggiare delle formiche troppo cresciute e non delle termiti.

La trama: Marylin Frasier (Joan Collins, attrice americana in auge negli anni '50-'60) invita dei potenziali compratori a visitare un'isola semideserta dove presto sorgerà un complesso residenziale, con la speranza che qualcuno di essi decida di acquistare qualche terreno. Ma Marylin e i suoi ospiti non sanno che l'isola è infestata da gigantesche formiche assassine, trasformatesi grazie ai soliti rifiuti tossici.

Il film ha i suoi anni e si vede. A partire da vestiti 100% anni 70', dai pantaloni a zampa, alle camicie a fiori dall'enorme colletto, alla fascia per capelli della nostra Joan.

Inoltre è di una noia mortale. Infatti il grosso problema di questa pellicola è che ci sono dei momenti di stasi annichilenti, a partire dall'inizio. Più di 40 minuti di inutili e pallosissimi dialoghi tra i vari clienti. Poi finalmente entrano in scena le formiche e qui si ride abbastanza. Infatti da lontano gli insetti non sono altro che delle semplicissime formiche riprese in un formicaio (sapete quando si aggrovigliano tra di loro e si arrampicano sul vetro?) e sovraesposte all'ambiente circostante. L'effetto è pietoso e ridicolo. Da vicino invece quando i “mostri” attaccano le persone, sono dei pupazzoni fatti abbastanza bene ma chiaramente immobili. Il gruppo verrà decimato pian piano, fino all'arrivo ad una cittadina dall'altra parte dell'isola. Qui i problemi sembrano finiti e invece sono appena iniziati.

[SPOILER]
Tutta la popolazione è infatti assoggettata al volere della formica regina grazie ad una sostanza vaporosa. Umani e formicone convivono pacificamente, anzi sono gli abitanti della città a servire e adorare i mostri. Ma i nostri eroi riusciranno a sovvertire tutto.
[FINE SPOILER]

Momenti di ridicolo involontario (come il fantastico effetto pioggia col sole o la perenne indecisione dei personaggi se scappare o aiutare l'amico in difficoltà), sono però sovrastate da lunghe sequenze di nulla assoluto, che rendono la visione del film un'immensa rottura di coglioni.

Potreste trovare qualcosa di interessante qua e là, ma occhio che ci vogliono palle di ferro.

Recensito da: Vidur

VOTI
TRASH: 58/100
Noia: 95/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 90/100
Presunzione della regia: 81/100
Incompetenza degli attori: 40/100





SE TI PIACE GUARDA ANCHE: qualsiasi cosa abbia degli animali giganti, squali, coccodrilli, lumache...

KORKUSUZ (Aka Rampage - Turkish Rambo)

Di Çetin Inanç, con Osman Betin, Serdar Kebabçilar, Filiz Taçbas, Turchia 1986

"pop!" 
il lanciarazzi si esprime in tutta la sua devastante potenza 

La filmografia turca regala un'altra perla dopo Turkish starwars e insieme a Turkish batman e Turkish superman.
Un film fortemente 'Rambo' con tantissimo onore e tantissima violenza gratuita, con una trama contorta e quasi mai noiosa.
TRAMA
Rambo è un muscolosissimo militare fedele alla patria turca e disposto a combattere i criminali asserragliati sulle montagne, oltre ad essere forte, duro e grezzo è anche vanesio ed esibizionista, passa difatti metà del tempo del film in posa esibendo i pettorali o sollevando i bicipiti.
Per intrufolarsi nella organizzazione criminale aiuta ad evadere due banditi e si fa arruolare nella loro banda.
Mentre si recano al covo sulle montagne fanno visita ad una ragaza (Filiz), a cui Rambo entra subito nel cuore (no non è vero, lo odia tantissimo).
Rambo: 'Ragaza vivi qui da sola?'
Filiz:' No sono qui con mio zio, l'unica persona che mi rimane al mondo oltre a mio padre ,che però non torna a casa da anni, ah come vorrei rivederlo'
Rambo:'Ah' 
-entra il padre trafelato seguito da due banditi che lo uccidono, poi uccidono anche lo zio prima che Rambo non li ammazzi a sua volta'
Rambo:'Bene adesso dobbiamo bruciare la casa, addio ragazza'
-la ragazza segue Rambo è piangerà per tutto il resto del film-
Il gruppo arriva al cospetto del capo della banda, Ziya, che non si fida di lui e che lo invia ad uccidere un suo rivale per dimostrare la sua fedeltà.
Ziya: 'decidi Rambo, vuoi vita o morte?'
Rambo: 'Voglio vivere con onore!'
Anche Filiz fugge e lo segue.
Rambo arriva alla casa della vittima, con tantissima violenza e tantissimo onore annienta le guardie, rapisce l'obiettivo e lo porta da Ziya.
Nel ritorno però si imbatte in altri banditi che lo vogliono uccidere ma riesce a salvarsi, muore però Filiz che prima di spirare fa un discorso strappalacrime a Rambo facendo breccia nel cuore dell'eroe (almeno per i successivi 25 secondi)
Una volta arrivato da Ziya viene però messo in prigione (cioè in una scatola di compensato).
A questo punto Rambo evade proprio mentre sta arrivando l'esercito, e qui inizia uno dei combattimenti più memorabili della storia del cinema.
Rambo si impossessa di un lanciarazzi (chiaramente un tubo in plastica) e inizia a far fuoco sui nemici, il lanciarazzi fa un rumore che è quello una bottiglia stappata (ma di quelle con poco gas dentro che fanno un rumore tipo -flup-) e lancia delle improbabili bombe che l'eroe trova e raccoglie (come si raccolgono funghi lui raccoglie razzi, vedere il filmato sotto per credere) da terra, pittosto che dietro un bidone.
La gittata dell'arma è evidentemente meno di 3 metri e la mira di Rambo è pessima, ciononostante Rambo trionfa e torna alla sua vita di militare in attesa di mostrare i suoi muscoli ad altri cattivi.
Alcune annotazioni a margine:
I cattivi sono cattivi per gusto della cattiveria, non hanno ideali, progetti o piani, sono cattivi e basta.
Chiunque non sa sparare, in più di una scena un manigoldo sorprende rambo di spalle ma lo manca clamorosamente da meno di due metri (d'altronde i cattivi sono tutti ultraottantenni).
I cattivi per sembrare più montagnoli e cattivi indossano una tovaglia variamente arrotolata in testa, chi modello Sandokan, chi modello Kefiah, ma sempre una tovaglia rimane.
Rambo sopporta i colpi d'arma da fuoco, sopporta l'essere seppellito vivo alle intemperie, sopporta le coltellate, non sopporta però l'acqua di un idrante.
I personaggi turchi, come già notato in altri film, sentono il malsano e irresistibile impulso di scalare montagnette semplicemente per fare dei salti nel vuoto e aggrapparsi con fatica ad altre montegnette, dopodiché ridiscendono.
Nel complesso il film mi (e ci) è piaciuto, dopo tanti anni di Turchia apprezzo moltissimo la filmografia turca anni 70'-80' e le sue innegabili doti di pacchianità e comicità tragica (il colpo di scena della morte di Filiz è stato per tutti un colpo di scena, ma non per me visto che in tutti i film(acci) turchi c'è il momento strappalacrime della morte di un personaggio protagonista), quasi mai noioso e con un Rambo veramente grosso e patriottico. da vedere sicauramente.

Recensito da: Ortnid

Voti:
Trash: 95/100
Noia: 35/100
Ridicolaggine effetti speciali: 96/100
Presunzione della regia: 88/100
Incompetenza degli attori: 68/100

n.b. Notate la scena finale col lanciarazzi, ecco nel film si ripete almeno 13-14 volte, notate anche come, al minuto 2:52, Rambo raccolga da terra un razzo.


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13 settembre 2010

RIECCO ABORYM

Di Marco Antonio Andolfi, con Marco Antonio Andolfi, Margherita Di Sarno, Luke Rock. ITALIA/2007/Compagnia Artisti Riuniti


“...guerre...guerre continue...”

Per celebrare il ventennale dall'uscita del leggendario “La Croce dalle 7 Pietre”, Marco Antonio Andolfi (aka Eddy Endolf sr. nonchè jr.) decide di realizzare un seguito denominato “Riecco Aborym”.

Ecco già il titolo è sensazionale...cioè “Riecco Aborym”. Pensateci e ripetetelo in loop...non “Aborym il ritorno”, “La Croce 2”, o “La vendetta di Aborym”...no “Riecco Aborym”. Fantastico.

Dopo 20 anni, il tormento dell'innocente dagli occhi verdi non riesce a placarsi. Eddy/Marco/Marco Antonio ora è invecchiato e notevolmente ingrassato, ma può godersi l'amore di una donna, il cui nome non viene mai rivelato. Anche la sua compagna però è inquieta, Eddy infatti non si separa mai dal suo talismano e lei vuole scoprirne i motivi. Marco Antonio sarà dunque costretto a raccontarle tutta la sua terribile storia.

Innanzitutto una precisazione: “Riecco Aborym” non è un film, dura mezz'ora scarsa di cui la metà è presa da spezzoni del primo capitolo. In più non c'è alcun elemento che possa caratterizzare un film in quanto tale: non esiste trama, soggetto, sceneggiatura, scenografie, colonna sonora.... No, non c'assolutamente nulla di tutto questo.

C'è solo Marco Antonio che parla con la sua donna nella camera da letto e nella cucina di casa sua. E non casa sua per modo di dire, ma proprio casa di Andolfi. Tra l'altro una merda, con vista sul raccordo anulare romano e i cassonetti della spazzatura.

La prima volta che si assiste a questo opera, si rimane totalmente allibiti. Cioè, ci si chiede DAVVERO COME SI POSSA REALIZZARE UNA COSA DEL GENERE.

Eh già, perchè ecco cosa accade: la donna, tale Margherita Di Sarno, vuole a tutti costi sapere perchè Marco Antonio porta sempre al collo quella croce visto: “che non te la togli mai, a me da fastidio, anche quando facciamo sesso e mi stringi”.
Marco Antonio è logorato dentro e dimostra la sua stizza in cucina “Mah!”. Ma la donna non demorde e Marco Antonio finisce per arrabbiarsi: “Senti, basta sei una stronza! Insisti, insisti, insisti!”. Segue un terrificante schiaffo di Margherita, che alla fine l'ha vinta.
Marco Antonio infatti è costretto a confessare: “Mia madre prima che io nascessi era fissata e adoratrice di Satana. Infatti da ragazza è vissuta in Africa per imparare...evocare i morti...evocare i demoni. Le colpe dei padri e delle madri ricade sempre sui figli...Vabbè!”. Non so se avete fatto caso a quale arguta e amara perla Marco Antonio butta a noi porci.

Segue un lungo flashback de “La Croce dalle 7 Pietre”, al termine del quale Andolfi recita IL MONOLOGO DEL SECOLO che vale la pena trascrivere per la sua interezza:
“Eh, io ho un grande senso di colpa, perchè questo talismano fu rubato da mia madre per difendermi dal male. In Africa molti stregoni dicono che da quando è sparito...l'Africa è sprofondata in un caos di...malattie...guerre...guerre continue...massacri...pestilenze e odio fratricida. Io vorrei avere il coraggio di rimediare...si, si vorrei rimediare, forse anche quella ragazza...si una ragazza di molti anni fa per avermi aiutato anche lei ha pagato per...ha pagato la vita per questo”.
Quindi avete capito, tutti i mali dell'Africa sono riconducibili a questo talismano! Altro che colonialismo...
Per inciso durante il mitico monologo, Marco Antonio è seduto in cucina, ha un bicchiere in mano che continua a sbattere sul tavolo facendo un casino pazzesco, continua a muovere lo sguardo nel vuoto per leggere ciò che deve dire e parla con voce spezzata e incerta. Insomma il momento forse più alto della cinematografia moderna.

Ma a trovare conferma delle parole di Marco Antonio, nella notte avviene un tentato furto nella sua abitazione. Tre malviventi si intrufolano in casa, stordiscono l'uomo e gli rubano la croce. Ma è mezzanotte e Marco Antonio senza il talismano al collo si trasforma. Infatti sarà in grado di ucciderli tutti e tre: uno morirà d'infarto, l'altro volerà dalla finestra e all'altro scioglierà la faccia. Peccato che la trasformazione non si veda...evidentemente Marco Antonio è troppo vecchio e/o povero per queste cose e si affida all'immaginazione dello spettatore.
[SPOILER]
Il colpo di scena però è in agguato, infatti Margherita, in combutta con due loschi figuri, ruberà il talismano al povero Marco Antonio che verrà giustiziato vigliaccamente nel sonno con un colpo di pistola. Oddio, colpo di pistola, un po' di polvere nera sull'orecchio e un po' di sangue finto. Margherita può dunque tornare in Africa con la croce a ristabilire l'ordine, mentre il faccione di Aborym fa la sua ultima comparsa sullo schermo. Fine.
[FINE SPOILER]

Capolavoro totale.

Recensito da: Vidur


VOTI:
TRASH: 98/100
Noia: 45/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 97/100
Presunzione della regia: 88/100
Incompetenza degli attori: 99/100


 
Il tormento senza fine di un innocente dagli occhi verdi...RIECCO ABORYM!!!

SE TI PIACE GUARDA ANCHE: La Croce dalle 7 Pietre o uno dei 150 fotoromanzi sceneggiati da Marco Antonio.

INCUBO SULLA CITTA' CONTAMINATA

Di Umberto Lenzi, con Hugo Stiglitz, Laura Trotter, Mel Ferrer, Italia 1980


TRAMA 
Il giornalista Dean si sveglia dopo un incubo notturno, si alza in fretta e va veloce verso l'aereoporto dove deve intervistare un'equipe di medici che deve tranquillizzare l'opinione pubblica su di un incidente avvenuto poco prima in una centrale nucleare nelle vicinanze. 
Una volta giunto all'aereoporto militare dall'aereo scendono degli zombies (che altro non sono che delle comparse con del fango spalmato in faccia) che a colpi di accetta-martello-pugnale, tutti rigorosamente di gomma, sterminano la scorta di Dean e assaltano la città.
Dean naturalmente riesce a scamparsela utilizzando armi del tipo portierate in faccia, dita negli occhi o altri mezzucci poveri da attore di serie Z che si crede un gran figo, inizia a girare per la città e cerca di fermare l'invasione con l'aiuto dell'esercito.
E qui inizi a domandarti: 'chissà cosa si inventerà quel geniaccio di Lenzi per far finire il film, questi mostri sembrano davvero invincibili'
In breve tempo gli zombies invadono infatti tutta la città, alcune delle loro vittime si trasformano a loro volta in zombies, ma senza una logica, così a caso.
La città è in poco tempo ai piedi dei mostri, le armi non fanno niente, restano solo Dean e la moglie Sheila contro una città di morti viventi cannibali. Dopo essere fuggiti dall'ospedale scoprono che l'unico modo per ucciderli è sparare loro in testa (pofferbacco chi lo avrebbe mai detto che le fucilate in testa fanno male), tuttavia restano in due contro migliaia di cattivi.
E continui a chiederti: 'sono proprio curioso di vedere come finisce'
Scappano dalla città inseguiti da un'orda di assetati di sangue, con un astutissimo piano distruggono l'unico mezzo di fuga che avevano, riescono a far secchi un po' di zombies ma si trovano accerchiati e fuggono in cima ad una ruota panoramica da Luna Park.
Sono in cima e si avvicina un elicotttero, potrebbe salvarli, ma Sheila cade nel vuoto; ora i mostri sono sempre più vicini, non sembra possibile la salvezza di Dean e la fine del film, tuttavia il timer del DVD dice che mancano tre minuti, ma come farà Umberto Lenzi a mettere una fine a questo film?
Probabilmente giunti a questo punto anche Umberto se lo è chiesto.
Il giornalista Dean si sveglia dopo un incubo notturno, si alza in fretta e va veloce verso l'aereoporto dove deve intervistare un'equipe di medici che deve tranquillizzare l'opinione pubblica su di un incidente avvenuto poco prima in una centrale nucleare nelle vicinanze. Una volta giunto all'aereoporto militare dall'aereo scendono degli zombies (che altro non sono che delle comparse con del fango spalmato in faccia) che a colpi di accetta-martello-pugnale, tutti rigorosamente di gomma, sterminano la scorta di Dean e assaltano la città. .........................................................................................................
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Ebbene si, lo ha fatto.
Lenzi ha usato il trucco (già vecchio e banale ai tempi di Esopo) del risveglio dall'incubo nel momento cruciale del film, come un moderno deus ex machina per sceneggiatori incapaci ha deciso di mettere fine alla sua già penosa produzione con un irritante quanto inopportuno 'risveglio da incubo'.
Ma Umberto non è certo il primo pirla che passa davanti alla telecamera, per dare un tocco di originalità ha anche deciso di fare rincominciare la storia da capo, un film infinito insomma, che si può rivedere più e più volte.
Il tocco di genio finale fa passare in secondo piano alcuni particolari come la non esitenza di una trama, la macchinosità degli effetti speciali, televisori che splodono e altre dimenticabilissime scene da film povero.
E l'incubo divenne realtà.

Recensito da: Ortnid

VOTI:
TRASH: 68/100
Noia: 75/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 75
Presunzione della regia: 87/100
Incapacità degli attori: 75/100

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11 settembre 2010

CAPRICCIO VENEZIANO


Di Vincent Dawn (Bruno Mattei), con Emily Crawford, Gualberto Parmeggiani (?!), Juliana Jerrugan
Italia/2003

"Ciao bea mona viè su in barca"
Gondoliere finemente invita a salire delle clienti

Roberta ha un enorme naso ed insegna musica. Lorenzo è un pittore palestrato (senza particolare talento per altro). Si amano. Cioè, boh, comunque sono ''travolti dalla passione''. Ma a lui piacciono anche le prostitute nigeriane.

Prendete un film porno. Si, un film porno. No, non un erotico vagamente spinto, tipo Tinto Brass (a cui è attribuita questa ciofeca su alcuni siti), dico i film tipo ''alla mamma piace il cazzo negro''. Fatto? Bene, sottraete il porno. "Ma come!" direte ''Cosa dovrebbe rimanere?''. Per l'appunto, poco o niente: quei microdialoghi, quelle sequenze idraulico/casalinga in cui l'idraulico dice ''Signora qui è un casino bisogna sostituire tutti i tubi, bisogna aspettare il mio collega. Nel frattempo però lei potrebbe controllare il mio tubo...". Fantastico, siamo al capolinea, o quasi: Capriccio Veneziano è un collage  (assolutamente dettato dal caso tra l'altro) di queste brevi scene preamplesso, con la differenza che di per se non portano da nessuna parte. Cioè, puoi supporre che ci sia stato un rapporto sessuale, a volte ne vedi anche l'incipit o un tentativo si far vedere qualcosa di trasgressivo, ma sostanzialmente la scena cambia ''sul più bello'' (ed anche prima). La pornografia e l'erotismo sono nella mia visione due cose estremamente diverse; il film erotico ti eccita perchè ha una trama intricata, perversa magari, losca.. si vede poco e si immagina molto insomma. Il porno è l'esatto opposto, tu vuoi guardare le tettone e il tipo che sgroppa perchè, senza girarci troppo attorno, ti vuoi masturbare. A nessuno frega un cazzo della trama di un film porno. Ed infatti non c'è. Questa mia riflessione ovviamente è alla portata anche di un bambino di 8 anni, l'ho palesemente fatta solo per allungare questa recensione perchè su questo film oggettivamente non c'è nulla da dire. Questo lungometraggio ha la trama di un film porno, e le immagini hard di un film erotico, con il concetto  di "erotico" di un settantenne; in poche parole questo lungometraggio è totalmente inutile ed insignificante. Inoltre ora odio Vivaldi: avete presente l'incipit della primavera di Vivaldi? taaan tan tan tan tatataaaaaaaaaaaaaaan, taaa ta tan tan tan tatataaaaaaaaaaaaaaaaaaaan? Viene riproposta praticamente ad ogni cambio di scena, ad un volume altissimo. Vi giuro volevo morire. La recitazione è nello standard di un film porno, e di un film di Bruno Mattei per altro (facciamoci delle domande). Insopportabili le comparse doppiate in veneziano che dicono frasi fatte tipo ''sciò va' in mona schei vin buteo'' del tutto stereotipato ed in un certo senso paragonabile a quanto visto ne ''La croce dalle sette pietre'' per quanto riguarda i napoletani che invocano San Gennaro. 

Un film che crea un discreto imbarazzo nello spettatore, non tanto per le scene hard, ci mancherebbe, ma per la pochezza dei contenuti e la poca cura, sia dei dettagli che di tutto il resto. Evitatelo perchè, per di più ,non fa' neppure troppo ridere. Ciao Bruno (non) ci manchi.

Recensito da: Imrahil

VOTI:
TRASH: 57/100
Noia: 89/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: -
Presunzione della regia: 7/100
Incapacità degli attori: 88/100

No, non è di Tinto Brass.





Se ti piace guarda anche: la canna della pistola rivolta verso la tua testa

7 settembre 2010

ALIEN APOCALYPSE

Di Josh Becker, con Bruce Campbell e Renee O'Connor, USA/2005/SciFi Pictures

''Di-dicevi.. di essere.. un medico! i medici non.. doverbbero uccideereeh''
''Sono un medico. La tua stupidità è in fase terminale e questa è la mia cura!''
Il dottor Ivan dopo aver trafitto un tipo con la barba finta

Quattro astronauti, o forse tre, non che il loro numero abbia una qualche rilevanza, rientrano sulla terra dopo una missione nello spazio di quarant'anni (!!!); pensano di trovare un mondo più maturo di quando l'avevano lasciato, un mondo molto vicino a quello ideale ed idilliaco... e invece ci trovano delle termiti giganti che parlano come i chipmunks e che staccano le teste alle persone che indossano le parrucche e la barba finta (cioè tutta la popolazione terrestre). Questi alieni sono venuti sulla terra perchè vogliono mangiarsi il legno delle nostre foreste e tutti gli umani vengono ridotti in schiavitù e costretti a lavorare (si fa' per dire...) in delle segherie. Bruce Campbell si riproporrà condottiero dell'umanità, come già fece nel celebre ''La casa 2'' contro i mostri invasori, aiutato (ma anche no) da una nota ''aiutante inutile se non controproducente'' delle serie tv, Renee O'Connor, ovvero la Olimpia di Xena.

Un cast stellare, non c'è che dire, per un direct-to-video fatto con veramente pochi soldi per il canale SciFi, ben noto ricettacolo b-movies fantascientifici di basso livello che non si prendono troppo sul serio. Alien Apocalypse non fa' eccezione; pensate avevano talmente le pezze al culo che il film è stato girato in Bulgaria. Si tratta di un film non particolarmente brillante (anche se in alcuni punti vi farà letteralmente ribaltare dal ridere) con una trama che non starebbe nè in cielo nè in terra neanche se ammettessimo l'esistenza di pixelosissime termiti giganti in computer grafica imperialiste. Per prima cosa gli astronauti, se si fa' eccezione per il Dottor Ivan (Bruce Campbell), hanno tutti palesemente meno di 40 anni; è scientificamente provato che in orbita il tempo trascorra più lentamente che sulla terra, ma si parla di pochi secondi.. Quindi è legittimo supporre erano stati mandati in orbita dei neonati (il che è probabile, considerato che il dottor Ivan è un osteopata.. CHE CASPITA DOVREBBE FARCI UN OSTEOPATA NELLO SPAZIO?!). Il regista avrebbe potuto salvarsi in corner parlando di qualche futuristico sistema di ibernazione, ma non lo ha fatto, lasciando noi poveretti ad arrovellarci le budella nel dubbio. Seconda cosa, gli abitanti della terra, inclusi i più vecchi, si comportano come se fossero rimasti al di fuori della civiltà da sempre: ''oooh sei un dottore? e che cos'è un dottore?'' ''ma chestrani vestiti hai addosso''; pensate, non sanno neanche cosa vuol dire darsi la mano in segno di saluto.. sono passati 40 anni non 5000..! anzi, 20 anni, a quanto dice il vecchio saggio del caso che dice di avere 35 anni dimostrandone 200. Basta, mi sto dilungando troppo. Questo film in realtà non merita affatto tale sforzo intellettuale da parte mia per comprendere cosa cazzo ci sia nella zucca di Josh Becker. Quindi mi limiterò ad aggiungere che il film è abbastanza noioso, soprattutto nella parte centrale, che corrisponde alla ''ricerca dei compagni di avventura'' da parte di Ivan: la stessa sequenza è riproposta circa 12 volte e consiste più o meno in:

Ivan: ''Ehi ciao'' *da' la mano*
Tipo di turno: *non capisce cosa Ivan stia facendo*
Ivan: ''dannazione! devo smettere di dare la mano alla gente! (ah ah ah ah ah) ehi, sei storpio, aspetta che ti raddrizzio, sono un osteopata! *trrraaaack!*''
Tipo di turno: ''AAAAAH sei pazzo mi hai quasi ucciso e poi che cazzo è un osteopata?? ehi.. sto meglio! mi unirò a te! il presidente vive!!''

Effetti speciali da vedere per credere; a partire dalle già citate barbe finte e parrucche che sono proprio quelle di carnevale ai ferocissimi alieni. Siamo a livelli veramente molto bassi.
Non perdetevi il rito funebre delle termiti per un loro compagno morto.
 In totale, croce e delizia. Film che tocca le più alte vette del trash in certi punti e che si abbassa alla noia di un film di Lucio Fulci in altri. Nel complesso valutazione ampiamente sopra la sufficienza.


Recensito da: Imrahil

VOTI:
TRASH 84/100
Noia 75/100
Ridicolaggine degli effetti speciali 95/100
Presunzione della regia 20/100
Incapacità degli attori 78/100



LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani