BENVENUTI!


Ben arrivati nel nostro blog! Siamo cinque ragazzi con la passione ormai da anni per i b-movies, abbiamo deciso di cimentarci in questo progetto principalmente per nostro personale diletto, ma speriamo anche di essere utili con le nostre recensioni a qualche amante del trash di passaggio.

Saluti.

27 settembre 2020

ALLA RICERCA DELL'IMPERO SEPOLTO (aka The Secret of the Inca's Empire)

Di Gianfranco Parolini (Frank Kramer). Con Conrad Nichols (Bruno Minniti), Kelly London, Max Laurelo, Vassili Karis. CineSuerte/Italia, Filippine/1987

Arriva direttamente dagli anni '80 questa piccola e misconosciuta perla italica, un caravanserraglio di avventura, azione, scenografie di cartapesta e battute (non) divertentissime. Nato come un rip-off di Indiana Jones, questo Alla Ricerca dell'Impero Sepolto, diretto dal veterano Gianfranco Parolini accreditato con il suo consueto nom de plume Frank Kramer, a posteriori funge come una sorta di ideale progenitore del leggendario La Tomba di Bruno Mattei. 

Stessa giungla filippina spacciata come foresta amazzonica, stessa trama confusa e raffazzonata, stessa recitazione amatoriale, stesse scenografie rubate da Gardaland, con templi di gommapiuma, coccodrilloni di balsa e un florilegio di lucine colorate e botti di mortaretti. Al posto del gruppo di studenti guidati da una strega e da una coppia di filippini addetti al catering, i protagonisti sono qui il professor Cliff Bradbury e la bella Linda Logan, che partono alla ricerca di un non meglio precisato tesoro Inca, braccati nel frattempo da una manipolo di cattivi capeggiati nientemeno che da Vassili Karis, nome noto a noi Abissini avendo recitato in un altro paio di cult, come Bloody Psycho e La Bestia nello Spazio

Il film parte in quinta con un ottimo ritmo e senza preamboli, portandoci nel vivo dell'azione, peccato che alla lunga le situazioni inizino a ripetersi fino alla nausea con Linda, damsel in mistress dal primo all'ultimo minuto, che fa andare avanti la trama a forza di inciampi e scivoloni, il tutto condito da una serie interminabile di battute atroci e pretestuose. Inoltre per tutto il film cerca disperatamente di farsi chiavare dal bel Cliff (al secolo Bruno Minniti, anche lui abituè del cinema di alto livello, con perle all'attivo come "La dottoressa ci sta col colonnello" e "La moglie in bianco...l'amante al pepe") che invece preferisce farsi leccare il naso e il mento dalle indigene. In tutto ciò la prestazione attoriale di Kelly London, al netto di due begli occhi da cerbiatta e un fisico da modella, è veramente oscena. Impossibile sapere di più su questa donna: il suddetto film infatti è il primo e unico in carriera. Chissà perché, verrebbe da chiedersi.

A corollario, le due cose più spassose. A proteggere Linda e Cliff durante il loro periglioso percorso, ci pensa un Inca, diretto discendente degli alieni (?) dalla pelle bianca atterrati in Sud America in tempi remotissimi: il suddetto arciere più che ad un guerriero assomiglia ad un vecchio e grasso Enrico Beruschi con gli occhi eternamente strabuzzati. 

SPOILER

Il campione però è il cerimoniere/sedicente divinità/professore uscito pazzo: all'interno di un vulcano, vestito con un costume di carnevale a forma di uccello mutante, suona delle tastiere ed emette dei raggi  laser verdi e rossi dalla maschera. Le sequenze che lo riguardano sono strepitose, tanto che sembrano prese di peso da un altro film e sulle prime lasciano davvero interdetti. Come lascia interdetti il fatto che nel finale, nel confronto con Cliff, muoia di infarto e si butti nella lava senza nessun motivo apparente. 

FINE SPOILER

Cazzatona divertente, leggera, senza pretese, ideale per farsi quattro risate con gli amici. La pura essenza di Pellicole dall'Abisso.


Recensito da: Vidur

VOTO

TRASH: 89/100

Noia: 65/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 91/100

Presunzione della regia: 45/100

Incompetenza degli attori: 88/100

PS: qui sotto il trailer per il mercato tedesco, che offriva un florilegio di titoli alternativi tra i quali “Bradbury e la Maledizione della Caverna della Morte” e “Il Condor d'Oro”.





16 settembre 2020

MULAN

Di Niki Caro. Con Yifei Liu, Donnie Yen, Gong Li, Jet Li, Jason Scott Lee. Disney/USA/2020

Ed ecco che finalmente anche la Disney approda su Pellicole dall'Abisso. E dire che avremmo avuto di che recensire vista la valanga di sterco rilasciata dalla casa del topo negli ultimi anni, tra l'aberrante Maleficent 2, il trascurabile Dumbo, l'abominevole Re Leone, l'atroce Alladin, per non menzionare l'indescrivibile Episodio 8.

Il riferimento alla nuova sciagurata trilogia di Star Wars non è casuale: Mulan infatti non è altro che una Mary-Sue a tutti gli effetti (quivi la descrizione) e che mi ha terribilmente ricordato Rey (non) Skywalker. 

Lasciando perdere le differenze tra cartone e film e lo sviluppo della trama - che potere leggere ovunque e che se avete visto l'originale del 1998 già sapete a memoria – possiamo dire che questo iper-bombato giocattolone dal budget spropositato non è altro che l'ennesimo prodotto Disney acchiappagonzi, senza testa, senza cuore, insignificante e palloso. 

Nella prima parte non succede praticamente nulla, poi si passa senza intermezzi all'atto finale che si risolve in un attimo, con lo stesso pathos che si prova parcheggiando la macchina al supermercato. 

Rey, ops, Ley, ops, Mulan non deve faticare per diventare un guerriero, perché è già un fenomeno innato visto che in lei il “chi” scorre potente (vi ricorda qualcosa?); non deve neanche faticare per nascondere il fatto di essere una donna, anche se le sue forme sono evidenti, ha la voce da donna, le mani da donna e non si lava mai con gli altri simpatici commilitoni; non deve faticare neanche una volta che si è rivelata, perché tutti poi la accettano senza problemi e pure l'Imperatore, appena la vede combattere, se ne infatua. Insomma, niente conflitto, niente difficoltà, niente dramma, niente “viaggio dell'eroe”. Niente di niente. 

Come niente è il cattivo, un Random Villain #0058 che vuole “vendetta” per il padre e che guida un esercito di soldati senza volto, che più che cinesi sembrano degli arabi, dati i turbanti e le scimitarre; rispetto al cartone hanno aggiunto poi il personaggio della strega che può trasformasi in quello che vuole e che rappresenterebbe l'alter ego “malvagio” di Mulan. Il personaggio potrebbe essere potenzialmente interessante peccato che:

1. nel finale ci viene rivelato che avrebbe potuto tranquillamente volare nel palazzo imperiale e uccidere senza sforzo l'imperatore in ogni singolo momento del film;

2. è protagonista del cambio di bandiera (da cattiva a buona) più rapido e pretestuoso della storia del cinema, che manco Pietro Badoglio.

Un altro elemento di imbarazzo si trova in alcune scene di combattimento, in cui si vorrebbe omaggiare il genere “wuxia” (il cappa e spada cinese, ad esempio “La Tigre e il Dragone” e “La Foresta dei Pugnali Volanti”) con  coreografie esagerate e incredibili; peccato che qui più che un omaggio sembra una parodia, con Mulan che calcia in rovesciata le frecce e l'imperatore che usa delle tende come delle fruste. 

Aggiungiamoci al tutto una regia piatta, una colonna sonora inesistente, un uso terribile dalla CGI,  la totale assenza di caratterizzazione e crescita dei personaggi e una seriosità di fondo insopportabile, ed eccovi il pacchetto Mulan 2020,

Cazzo, un'azienda non rilasciava tanti flop in serie da quando la Atari infilò il 5200, il Lynx, il Jaguar e il videogioco di ET, le cui cartucce invendute furono sepolte in una discarica in Nuovo Messico. La Atari è poi fallita nel 1994. Chissà, magari è la volta buona anche di Disney. Incrociamo le dita.


Recensito da: Vidur

VOTO

TRASH: 78/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 65/100

Presunzione della regia: 84/100

Incompetenza degli attori: 42/100

11 settembre 2020

WOLVES OF WALL STREET

di David De Coteau con Eric Roberts, William Gregory Lee, Michael Bergine. Regent Entertainment/USA/2002

Jeff giunge a Wall Street con il sogno di diventare un broker di successo, e non gli pare vero quando la più prestigiosa società di brokeraggio, la Wolves Brothers, gli offre un posto, tuttavia presto si renderà conto che non è tutto oro ciò che luccica, dietro alla società si nasconde un gruppo di sanguinari lupi mannari. 

Il buon David De Coteau, vecchia conoscenza del nostro blog e veterano degli horror di serie Z, questa volta affiancato addirittura da una guest star d’eccezione come Eric Roberts decide di girare, per l’ennesima volta, il suo solito film mettendo questa volta di mezzo un gruppo di licantropi.

Siamo di fronte ad una pellicola decoteauniana al 100%, nessun elemento caro al regista canadese manca: l’incipit in cui il malcapitato che vuole lasciare il gruppo dei cattivi viene fatto fuori, i giovani aitanti in boxer, i rallenty continui messi a casaccio, le flashate, i flashback che rievocano quanto accaduto due minuti prima (tanto per allungare il brodo e raggiungere l’agognato traguardo dell’ora e ventuno minuti di durata titoli di coda inclusi), la musica tamarra di sottofondo, la mutazione del protagonista da ragazzetto sfigato in un burino con gli occhiali da sole e la coppola. 

Insomma potrebbe essere un qualsiasi film di De Coteau, io personalmente ne ho visti una marea, non ci sarebbe nulla di nuovo da segnalare, se non fosse che di mezzo ci sono i licantropi, come il nome Wolves Brothers lasciava facilmente intuire… 

Ora in un film sui lupi mannari, inevitabilmente, bisogna ad un certo punto mostrare la trasformazione dell’uomo in lupo mannaro, spesso si tratta di un momento clou per la pellicola, capace di regalare scene iconiche, basti pensare a “un lupo mannaro americano a Londra” di John Landis o “l’ululato” di Joe Dante. Quindi il nostro David come gestirà questo momento?

SPOILER

Semplice dribbla la questione con eleganza, ovvero non c’è nessuna trasformazione bensì si ripiega su una soluzione classica decoteauniana: i ragazzi in boxer. Avviene ciò: i giovani aitanti si spogliano, restano in boxer, si mettono a quattro zampe, si dirigono verso le vittime con tanto di ululati di sottofondo intervallati dal fermo immagine della luna piena, e la morte delle vittime si consuma fuori scena.

FINE SPOILER 

Ed infine, come in ogni film di De Coteau che si rispetti, non poteva mancare il finale tirato via.

SPOILER

Tutti i licantropi vengono uccisi piantandogli nel petto una penna d’argento. Il fatto che la penna fosse d’argento è un particolare che è stato ben evidenziato sin da subito, così da essere a prova di idiota. Mentre sul come si possa uccidere non una ma ben cinque persone con una penna non è dato saperlo.

FINE SPOILER

Tirando le somme “Wolves of Wall Street” è un concentrato di poetica decoteauniana, che non vi farà rimpiangere l’ora e ventuno minuti trascorsi a vederlo, a patto che siate riusciti a fare anche altro in contemporanea, altrimenti avrete effettivamente perso un’ora e ventuno minuti della vostra vita.


Recensito da: Azagthoth


TRASH: 74/100

Noia: 87/100

Ridicolaggine degli effetti speciali: 70/100

Presunzione della regia: 50/100 

Incompetenza degli attori: 72/100


7 settembre 2020

INDEPENDENCE DAY-SASTER - La Nuova Minaccia

 Di W. D. Hogan. Con Ryan Merriman, Andrea Brooks, Emily Holmes, Keenan Tracey e Garwin Sanford. CAN/2013


Come ogni 4 luglio, negli Stati Uniti d'Armerica ci si prepara ai festeggiamenti per il giorno dell'indipendenza. Non fa ovviamente eccezione il paesino di merda che diede i natali al presidente americano di questo universo parallelo, il quale per il lieto evento decide di trascorrere le festività in compagnia della sua famiglia trasferendo se stesso e il suo seguito di reggicoda nel sopracitato paese. Purtroppo o per fortuna gli alieni decidono di invadere la terra utilizzando dei trapani giganti seppelliti sotto la superficie del nostro pianeta "milioni di anni fa" e delle seghe circolari volanti. Per lo meno, presumiamo si tratti di alieni perchè nella realtà dei fatti non ne abbiamo visto apparire su schermo nemmanco uno. 

Film canadese girato in 15 giorni senza una singola idea originale (neppure il titolo), noiosissimo, pretestuoso e con una colonna sonora finto-epica insopportabile nel quale possiamo osservare il Presidente degli Stati Uniti e la sua famiglia non fare assolutamente nulla per salvare il pianeta Terra. 

Gli alieni o presunti tali utilizzano queste specie di palle di ferro volanti che molto assomigliano a quelle che si ritroverà lo spettatore nelle mutande dopo aver assistito ai primi tre quarti d'ora di questo asettico lungometraggio. L'unica sortita effettuata dall'aviazione americana contro questi droni rivelerà l'assoluta fragilità ed inefficacia delle navicelle aliene, rendendo quasi del tutto inspiegabile il timore reverenziale della razza umana (composta nella sua interezza dalla decina di attori scritturati) nei confronti di queste creature e dei loro macchinari da falegnami del XXIII secolo. Oltre che a tutte le armi convenzionali ed al fuoco, le suddette navicelle sono inoltre particolarmente suscettibili ai fononi (ovvero, come la bionda stupida del film ci spiegherà in maniera insopportabile, alle vibrazioni prodotte dai forti suoni). Questa feature, oltre a rendere i nostri giurati nemici poco più che dei canarini a cui viene un infarto se batti le mani troppo forte, permetterà l'invenzione in 5 minuti netti di un cannone ad onde sonore e la profusione del suo effetto in CGI. 

SPOILER
Dopo un non poi così inaspettato pisolino di una decina di minuti, vengo a sapere che i nerd del S.E.T.I hanno infine scovato la combinazione sonora che ha attirato sulla terra le navi aliene e la invieranno indietro al contrario tipo "Telling People Their Desire" dei Black Sabbath alle navi per farle andare via. O meglio, per farle incasinare giusto il tempo necessario per tappezzare la più classica delle navi madri aliene con tutto l'arsenale nucleare tattico atlantico. Ma attenzione! millantamila navi aliene appena prima dei titoli di coda si avvicinano al nostro amato pianeta! Che sia giunta la fine dell'era dell'uomo sulla Terra? Ci auguriamo francamente di si.
FINE SPOILER

Un film perdibile sotto tutti i punti di vista che regala i pochi sorrisi di cui è in grado esclusivamente per la mediocre e frettolosa realizzazione tecnica, che lo fa addirittura apparire più datato di quanto in realtà sia. Menzione d'onore per il titolo guascone, unico reale motivo che ci ha portato a prendere in considerazione la visione di questa pernacchia su supporto video. 

Recensito da: Imrahil

TRASH: 67/100
Noia: 92/100
Ridicolaggine degli effetti speciali: 78/100
Presunzione della regia: 1/100 
Incompetenza degli attori: 58/100




  

LEGENDA - per capire meglio le nostre recensioni e le nostre votazioni

Questo blog tratta esclusivamente film di infimo livello, per cui i nostri criteri di giudizio sono totalmente differenti da quelli che potreste trovare in un qualsiasi sito di recensioni cinematografiche; nello specifico noi qui a Pellicole dall'Abisso teniamo conto di 5 fattori ed abbiamo deciso di esprimere il voto in centesimi per consentire maggiori sfumature;

1) VOTO TRASH: è il più importante ed è un voto generale; se volete semplicemente sapere quanto sia ''patetico'' o involontariamente comico un film fate riferimento a questo dato.

2) VOTO NOIA: abbiamo scoperto nella nostra esperienza che la noia è un elemento ricorrente (ed estremamente fastidioso) di questo genere di film. Più è alto il valore più bisogna avere le palle di ferro per poterlo sostenere

3) RIDICOLAGGINE DEGLI EFFETTI SPECIALI: non credo servano particolari spiegazioni.

4) PRESUNZIONE DELLA REGIA: In molti casi i registi sono ben consci di star girando una puttanata clamorosa, e quinidi tendono a prendersi in giro da soli.. ma ci sono altri registi che invece sono fermamente convinti che il loro film sia una specie di capolavoro visionario low-budget, e spesso sono proprio questi i più grandi capolavori del trash. più è alto il valore più il film ''se la crede''.

5) INCOMPETENZA DEGLI ATTORI: inutile dare un voto alle abilità degli attori in questo genere di film, abbiamo ritenuto più funzionale dare una valutazione di quanto gli attori siano cani